<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000</id><updated>2011-09-13T08:36:25.899+02:00</updated><category term='Rapidità'/><category term='Voto'/><category term='Bottone'/><category term='Eugenetica'/><category term='Radici'/><category term='Comunicazione'/><category term='Sogno'/><category term='Scelte'/><category term='Testa'/><title type='text'>Circolo Letterario Nomade</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://blogletterario.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>niccolo.mineo</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03227394461929989777</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='24' src='http://4.bp.blogspot.com/-Tt2yBIkwkRA/Tm75N_DMwOI/AAAAAAAAARI/4cXSCvA2vkA/s220/259722_2230638325110_1222427378_32692289_3735660_o.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>31</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1144435829878242516</id><published>2008-07-20T21:00:00.003+02:00</published><updated>2008-09-06T09:31:01.637+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Scelte'/><title type='text'>Scelta è conquista!</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia scelta oggi è un bocconcino di mozzarella fresca, turgida di frigo e gocciolante.&lt;br /&gt;Morbida come pongo, ma gelida fra le dita, la estraggo dalla busta come un agnellino dal ventre materno.&lt;br /&gt;La poso sul piatto già guarnito, a completare un set di colori vivaci, un miscuglio di sapori estivi.&lt;br /&gt;Con un rivolo d’olio profumato la incorono regina al cospetto dei suoi sudditi:&lt;br /&gt;i pomodori rosseggianti, un po’ cocciuti, perché nascono dalla terra;&lt;br /&gt;i chicchi di mais, che nel piatto si travestono da pepite d’oro e si pavoneggiano perché a lungo sono stati accarezzati dal vento;&lt;br /&gt;il tonno, fra le carni più pregiate dell’oceano.&lt;br /&gt;Suprema scelta è la cremina alla nocciola montata sul caffè: cerco di usarla con parsimonia,&lt;br /&gt;ma è sempre troppo poca.&lt;br /&gt;Scoperta per dovere, ora è fra le più grandi conquiste della giornata.&lt;br /&gt;A lungo l’ho rincorsa fra bottegucce e supermercati, infine l’ho trovata, triste sola, e un po’ umiliata, accerchiata da decine di panne montate. E’ un piacere vederla affondare piano piano, squagliarsi lentamente, ma prima che si sia del tutto arresa al voglioso abbraccio del caffè ne riservo sempre una puntina per le mie labbra goduriose.La digestione non può avere inizio senza un chiaro ed inconfondibile segnale, e quel segnale è la mia, tutta mia, meravigliosa, cremina alla nocciola.&lt;br /&gt;Il dolcetto di fine pasto, anche quello va scelto con cura: dovrò chiedermi se questo è il giorno del biscotto, del cioccolato, del gelato, della torta, o della ciambella. Di preferenza scelgo la ciambella, soffice e gustosa, sempre a temperatura ambiente, ti impiastra un po’ la bocca ed il sapore ti rimane a lungo sulla lingua.&lt;br /&gt;Questo pomeriggio sceglierò che fare: deciderò se abbandonarmi ad una piacevole indolenza che mi accompagni sino alle soglie del sonno, oppure nutrire questi miei avidi occhi. In tal caso, cavalcherò salite e discese, non temerò i ripidi sentieri, i torvi animali scolpiti sui portoni, fiancheggerò alberi alti e sconosciuti, e mi ricongiungerò alla rosa dei venti, là dove il sole non brucia, i caldo non affanna, e i rumori, come impazziti, si annegano nel profondo lago del silenzio. Da qui la vista si protende su colline, prati e montagne, su tetti rossi, cime di torri e campanili: spettacolo raro, dono di una natura misericordiosa, plasmato dall’operosità di un uomo buono; indelebile traccia di un’educata civiltà cristiana. Lì seduta, sentirò di aver trovato una casa, più sicura di una fortezza e più accogliente di una reggia, e mentre i miei occhi si inebrieranno dei colori del cielo e della terra, un treno passerà veloce in lontananza, per poi celarsi un attimo dopo alla vista. Sarà allora che davvero mi accorgerò di non udire più nulla, neanche un brusio, neanche una flebile eco, come se in quella corsa apparentemente innocua, il treno mi avesse strappato dalle orecchie ogni più piccolo germoglio di udito. Quando un soffio di vento avrà chiamato il mio nome, voltandomi appena un poco, rivedrò acanto a me il solito bimbo curioso che, avendo afferrato il cannocchiale con entrambe le mani, spintolo con tutte le sue forze, lo avrà puntato in alto (non certo alla giusta altezza), ritrovandosi a spiare il grande manto blu del cielo.&lt;br /&gt;Ma col tempo insieme all’azzurro si schiuderanno ai suoi occhi tutti gli altri colori del mondo; crescendo conoscerà ogni altra sfumatura e tonalità gettata dalla luce sulle cose e dalla vita in ogni sua giornata. Quando ciò avverrà, io sceglierò di essere ancora lì, in quell’angolino grande più dell’universo intero, a guardare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1144435829878242516?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1144435829878242516' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1144435829878242516'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1144435829878242516'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/07/scelta-conquista.html' title='Scelta è conquista!'/><author><name>Niccolò M.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-3155494182861445518</id><published>2008-07-13T21:00:00.001+02:00</published><updated>2008-07-19T08:59:21.762+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sogno'/><title type='text'>Sogni, arte e psicanalisi</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Sbracato racconto di vita; sgraditi allarmismi sulla mia sanità mentale.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un nuovo sogno. Inaspettato come un temporale estivo. Mi trovo dentro ad un tunnel, semibuio, pieno di sporcizia e sento che c’è qualcosa nell’aria, come se si stesse per scatenare un’epidemia. Alla fine del tunnel, ai miei occhi si apre una landa sconfinata, circondata da un bosco scuro e sinistro. Fa freddo e c’è un vento fortissimo. Le raffiche piegano gli alberi e li fanno ululare. Il cielo, già molto nuvoloso, si oscura del tutto, coperto da un’infinità di piccolissime nubi nere che corrono veloci come saette sopra la mia testa. So cos’è: è la malattia, l’epidemia, che mi ha raggiunto. Mi porto dietro (ma dietro da cosa?da dove vengo e dove sto andando?) un grande cuscino color ocra, sbiadito e consumato dal tempo, e lo tengo stretto fra le braccia, temendo che il vento me lo strappi via: ma non può succedere, è troppo grande, troppo pesante. Eppure, in un attimo, una raffica me lo strappa con furia, lo fa roteare nell’aria, lo scaglia lontano da me. Io inizio a rincorrerlo, col cuore alla gola, in preda al panico e all’ansia, perché so che l’unica cosa che devo fare è non perderlo. Lontanissimo da me il cuscino piomba a terra, e una piccola donna tutta trasandata e sporca corre a prenderselo, rubandomelo sotto gli occhi; poi,  all’improvviso, si materializzano intorno a me tante persone, pallide come fantasmi, e mi urlano di non farmelo rubare, che è tutto ciò che ho e che se lo perdo non avrò più nulla. Ma ormai è troppo tardi: la donna è scomparsa e con lei il mio cuscino. Sono disperata, mi travolge un terribile senso di colpa. Mi sento nuda, non so dove dormirò, né quello che farò. Ho paura, terribilmente paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi sveglio da sogni del genere mi sento come paralizzata dallo spavento. Ho ancora addosso una sensazione forte di angoscia, come se qualcosa del mio io nel sogno ancora mi stesse parlando. E’ come se i mondi del mio inconscio e del mio conscio si incontrassero, solo per un istante, prima che io mi rimpossessi totalmente della mia razionalità e in quel breve attimo io riuscissi a vedere cosa c’è in quel mondo della mente, così rarefatto ed impalpabile. E’ come guardare da un vetro appannato, o dal buco di una serratura. Ogni volta ci ritrovo la stessa ragazza impaurita e disorientata, che mi chiede aiuto con lo sguardo, ma non osa parlarmi. Non è quantificabile questo tempo, non so neanche se è qualcosa che si svolge nel tempo della realtà o solo nel tempo della mia mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I miei sogni, molte volte, sono sogni di malattia, di morte, di terrore, di paura e di preghiera. Sono sogni in cui il male è in agguato, è vicino a me, di cui sento il respiro sulla pelle. Sono sogni pregni di un simbolismo un po’ oscuro, un po’ inquietante: niente ha il minimo senso, preso singolarmente, ma insieme, ogni cosa animata o inanimata, sembra funzioni, sembra che mi parli e che mi suggerisca qualcosa. Quando tento di ripercorrere l’esperienza vissuta dal mio inconscio in un sogno, mi sconvolge la profondità della mia mente, il grado di complessità che essa raggiunge, come se il mio cervello passasse da una forma quadrata ad una prismatica e in quel prisma, dove le pareti non sono più calcolabili, non c’è più prospettiva, non si individuano più le entrate e le uscite, la mia mente si riflettesse in una miriade di specchi, si scomponesse e divenisse infinitesimale. Scopro così che il mio cervello ha potenzialità assolute, è un organo a sé, che io non controllerei affatto se esso non mi permettesse di farlo: non potrei imbrigliarlo se non fosse lui a lasciarselo fare. E tuttavia mi domando cosa succederebbe se potessi non dominarlo più e cedergli invece il controllo di me stessa, magari solo una piccola parte. L’idea mi intriga, solletica la mia fantasia, ma al tempo stesso mi terrorizza. So che non sarei più la stessa e che nessuno più mi riconoscerebbe, che forse potrei sprofondare nella più totale pazzia, nella più inguaribile delle insanie mentali; ma so anche che la mia capacità intellettiva e percettiva si potenzierebbe a tal punto da riuscire a decifrare il più complesso e raffinato dei crittogrammi: l’universo intero e le leggi che lo governano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tempo fa, trovandomi a Parigi, mi capitò di visitare la mostra di un’artista francese, Louise Bourgeois, al centro Pompidou. Le opere che vidi mi colpirono profondamente e misero in moto dentro di me un lento, sofferto affiorare di sensazioni fortissime che quasi mi stordirono. Mi sentii vacillare, così assalita da quella tempesta emotiva. Mi parve, camminando in quelle stanze adibite per l’esposizione, di essere catapultata inaspettatamente in uno dei miei ricorrenti sogni notturni, giacché mi trovai di fronte a sculture ed oggetti dai colori vividi e dalle forme più ambigue, che sembravano mutare ad ogni battito di ciglia, e mi evocavano uno strano e contraddittorio senso di maternità misto ad un non so che di primitivo e ferace. C’erano poi delle celle, simili a piccolissime stanze circolari, circondate da porte di legno; fra una fessura ed un’altra delle porte, unite fra loro a formare come degli esagoni, si scorgeva all’interno e si intravedevano a fatica oggetti di ogni sorta: letti sgangherati, carillon invecchiati, avambracci e mani che si toccavano e si stringevano, forme trafitte da frecce, appese alle pareti consunte, sottane ingiallite, schegge di ossi… Ognuno di questi oggetti calamitò il mio sguardo e quasi mi ipnotizzò, intorpidendomi le gambe: sentii un forte bisogno di entrare nelle celle, di vedere più da vicino, di toccare con le mie mani, ma c’erano quelle robuste porte ad ostacolarmi. E poi, superato lo stordimento, camminando oltre, mi trovai in stanze semibuie piene di gabbie, al cui interno penzolavano decine di sedie impagliate, vecchie e spesso zoppe, e ingabbiati, insieme alle sedie, numerosi altri oggetti, di nuovo inaspettati ma gravidi di angoscia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel pomeriggio d’inverno, colsi forse per la prima volta l’essenza dell’arte contemporanea: quella capacità sconcertante di penetrare la mente e porti di fronte a qualcosa che razionalmente non sai spiegare ma che ti mette in contatto con la parte più recondita e oscura della tua mente, con tutto quel convulso pompare di sensazioni che non riusciamo ad esternare con le parole. E’ un’arte che ci psicanalizza e ci atterrisce per la sincerità con cui ci parla di noi stessi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-3155494182861445518?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=3155494182861445518' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3155494182861445518'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3155494182861445518'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/07/sogni-arte-e-psicanalisi.html' title='Sogni, arte e psicanalisi'/><author><name>Niccolò M.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-4829298281087412372</id><published>2008-06-18T21:02:00.000+02:00</published><updated>2008-06-28T14:09:52.133+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radici'/><title type='text'>Nostalgica memoria</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Caro,&lt;br /&gt;caro si,caro come il più dolce dei ricordi che luminoso ed oramai etereo siede nel cuore ed agita il pensiero.&lt;br /&gt;Riesco ancora a toccarti.&lt;br /&gt;Riesco a trovarti.&lt;br /&gt;Sei nei giorni ripetuti della settimana e nei mesi dell’anno proprio come quando ho imparato a distinguerli,a contarli, sei nel pugno grande che abbracciava il mio mentre stringevo una matita e con il tratto indeciso costruivo case,alberi,e lettere sparse,a guidare il mio polso nel disegnare riccioli barocchi sulle C e sulle D in una grafìa prudente,dimessa.&lt;br /&gt;Ancora dritto in un impermeabile e serio, nel cortile di una scuola elementare.&lt;br /&gt;Tu verso un polo, io verso l’altro. Tu, in fila per la riconsegna delle chiavi, io con il palmo appena aperto per riceverle in prestito.&lt;br /&gt;C’è un nodo da marinaio lì nel cerchio della vita, almeno della mia. O forse ce n’è più d’uno.&lt;br /&gt;In quell’intoppo corroso e logoro ti trovo quando mi cerco,ti trovo insieme all’eternità,ma poi ti piango,quando corrotta e materialista,mi perdo nella credenza di essere più forte della mano dell’universo,quando m’illudo che il cosmo sia sottomettibile ai miei capricci da infante.&lt;br /&gt;Mi interrogo,con preventiva nostalgia,sull’esistenza di un luogo,di uno spazio dell’anima che potranno ancora,ed ancora una volta tramite il caso,tramite un’assegnazione involontaria e del tutto non richiesta ai quali potermi sentire aderente senza ragione,radicata visceralmente anche senza volontà,e senza lotta né impegno per mantenerne l’ equilibrio. &lt;br /&gt;Ma la retorica mi viene in soccorso priva d’intelligenza e mi suggerisce svilente che l’immutabilità di ciò che per eccellenza non lo è, non ci è permesso richiederla,ma l’anima,quella,cammina e perdura immortale per ogni via.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-4829298281087412372?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=4829298281087412372' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4829298281087412372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4829298281087412372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/nostalgica-memoria.html' title='Nostalgica memoria'/><author><name>Niccolò M.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1256060288340999109</id><published>2008-06-18T21:01:00.002+02:00</published><updated>2008-06-19T00:36:44.954+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radici'/><title type='text'>Orfeo alla -1</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulle zolle di plexiglass fumé,&lt;br /&gt;dietro il riverbero blu dei passi,&lt;br /&gt;le impronte deflagrano iridescenti.&lt;br /&gt;Cielo di piombo:&lt;br /&gt;fischia una brezza sinistra.&lt;br /&gt;Il musico ha le dita annodate dal tempo,&lt;br /&gt;un feltro autunnale gli stringe l’anima di vetro nouveau.&lt;br /&gt;Blu e iride nell’Aperto,&lt;br /&gt;oltre le lingue luminose della civiltà,&lt;br /&gt;fra canyon in fibra di vetro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1256060288340999109?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1256060288340999109' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1256060288340999109'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1256060288340999109'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/orfeo-alla-1.html' title='Orfeo alla -1'/><author><name>Niccolò M.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-2292160815210427747</id><published>2008-06-18T21:00:00.001+02:00</published><updated>2008-06-19T09:49:43.353+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Radici'/><title type='text'>Radici</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che chiamiamo radice è l’inizio di una vita che si insinua prepotentemente nel mondo. Nasce come immacolata concezione fra centimetri di duro cemento, con una forza tutta in nuce, tutta timida e ritrosa, che a ben conoscerla però, ha pari intensità di quella prima atomica esplosione che diede origine e forma al cosmo. Nell’asfalto corroso dal tempo, freddo e muto, sceglie di insinuarsi, come tarlo nel legno, dando vita ad un tenero ciuffo d’erbetta, ed il piede del frettoloso polita , da tempo estraneo ad ogni forma di comunione con la natura, si stupirà nel trovarselo lì, e penserà che da quel nulla, da dove pur esso è nato, tutto proviene.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Radice è quel pensiero che come un miracolo, come brezza che asciuga il viso gocciolante di sudore, giunse ad allietare la mente del grande musicista, stanco di sentirsi così grande e affaticato da ore di studio; quando piantò bandiera nel fertile humus del suo cervello, e diramò le sue radici, quel pensiero gli fece comporre una melodia di insuperabile bellezza, che ancora oggi, quando ne sentiamo l’esigenza, sa riappacificarci col mondo. Pensava, ormai, di odiare il suo strumento, di essere giunto al termine di tutto, ma proprio allora giunse quel pensiero, e pose radici in ogni angolo del suo corpo – nei piedi lessi e gonfi, negli occhi stanchi, nelle ginocchia doloranti e nelle orecchie tristi- ed egli si sentì come un purosangue liberato dalle briglie, lanciatosi verso l’orizzonte. Quel pensiero fu per lui come profeta, e grazie ad esso capii che era nato per fare ciò che stava facendo, e che era stato un miscredente qualsiasi a dubitarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni cosa intorno a noi è radice. Seduta sui gradoni della Fontana Maggiore, contemplo il mastodontico Palazzo dei Priori e ammiro il selvaggio grifone perugino, che calpesta con baldanza le catene sottratte a Siena; accanto a lui, il leone, simbolo del partito guelfo, mi punta come se da un momento all’altro dovesse ruggirmi il mio destino: insieme i due animali dagli artigli letali sono le radici di questa città, ma sono anche le mie radici, e quelle che ogni altro viaggiatore cerca in questa grande ed accogliente piazza, culla di storia e civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Radice è il passato scolpito su marmo, su pergamena, carta, o campo di battaglia. E’ ogni cosa che trova spazio per crescere e svilupparsi, come un talento, o un sogno; ma è anche ciò che ci tiene attaccati ai remi dei nostri piccoli navigli, tremanti e timorosi di sfidare il mare aperto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-2292160815210427747?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=2292160815210427747' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2292160815210427747'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2292160815210427747'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/radici.html' title='Radici'/><author><name>Niccolò M.</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-8624293269065779201</id><published>2008-06-01T21:04:00.000+02:00</published><updated>2008-06-19T00:38:03.853+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testa'/><title type='text'>La testa</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando troppi pensieri&lt;br /&gt;si affollano nella mente,&lt;br /&gt;il caos mi annienta,&lt;br /&gt;e si frantuma&lt;br /&gt;in tanti pezzi&lt;br /&gt;lo specchio che mi separa dal mondo,&lt;br /&gt;come stordita da giorni di cammino&lt;br /&gt;sotto un sole africano,&lt;br /&gt;perdo l’equilibrio;&lt;br /&gt;i miei occhi si serrano,&lt;br /&gt;la mia testa&lt;br /&gt;scivola di lato&lt;br /&gt;ed incontra la tua mano,&lt;br /&gt;che si chiude su di essa&lt;br /&gt;come il coperchio&lt;br /&gt;di uno scrigno,&lt;br /&gt;come pugno&lt;br /&gt;su un grappolo d’uva.&lt;br /&gt;Il tuo palmo sta forte sul mio viso,&lt;br /&gt;le tue dita salde fra i capelli,&lt;br /&gt;ed io mi sento&lt;br /&gt;come un mucchietto di zucchero&lt;br /&gt;raccolto dal&lt;br /&gt;cucchiaio,&lt;br /&gt;scoprendo&lt;br /&gt;come anche nei piccoli gesti&lt;br /&gt;possa palesarsi l’amore più&lt;br /&gt;sublime.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-8624293269065779201?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=8624293269065779201' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/8624293269065779201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/8624293269065779201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/la-testa.html' title='La testa'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-878509907434469360</id><published>2008-06-01T21:02:00.000+02:00</published><updated>2008-06-02T16:33:18.847+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testa'/><title type='text'>Commiato</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutt’intorno, un pullulare di voci.&lt;br /&gt;Una folla mai immaginata prima d’ora, stretta e trepidante, radunata tutta in questa piazza grigia, in un giorno senza sole. &lt;br /&gt;Questa moltitudine attende con la clessidra alla mano la mia fine.&lt;br /&gt;Ho gli occhi chiusi, e quand’anche provi a tentare un movimento delle palpebre verso l’alto, mi accorgo di avere il volto serrato in un cappuccio scuro.&lt;br /&gt;Sono in piedi, e sussulto ad ogni minimo spostamento.&lt;br /&gt;Non ho paura, non c’è più tempo per provarne.&lt;br /&gt;L’attesa per questo giorno è stata una pesca d’aspetto; una resa incondizionata senza posto per l’umana compassione.&lt;br /&gt;Anestetizzato e stordito, è la follia dell’impotenza a suggerirmi questi pensieri.&lt;br /&gt;Non c’è tremore,ma rimpianto.&lt;br /&gt;Il rimpianto per una privazione; non quella per la vita che mi stanno per strappare,quanto per questo taglio netto e sordo che scioglierà ogni legame tra il mio corpo e la mia testa.&lt;br /&gt;Mi porteranno via questa scatola pesante e polifunzionale,questo labirintico ripostiglio dell’anima,comunicante tra interno ed esterno.&lt;br /&gt;Puniranno il crimine che ho commesso portando via il luogo nel quale gli ho dato forma, poi corpo ed infine vita.&lt;br /&gt;La residenza intrinseca d’ogni mio gesto, d’ogni ricordo, d’ogni stagione trascorsa;&lt;br /&gt;e m’accarezzo nostalgico il capo,pazzo,e m’inginocchio percuotendolo sulla terra per giocare d’anticipo.&lt;br /&gt;E non odo più alcun brusìo attorno, la folla attendeva la rivelazione del mio diavolo, la compostezza non fa scandalo. &lt;br /&gt;Nessun soffio di vento tra i capelli fu mai tanto disperato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-878509907434469360?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=878509907434469360' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/878509907434469360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/878509907434469360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/commiato.html' title='Commiato'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1498445040845355814</id><published>2008-06-01T21:01:00.001+02:00</published><updated>2008-06-02T02:00:03.023+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testa'/><title type='text'>Sudditanza Psicologica?</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leonardo F.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per i Neozelandesi il rugby rappresenta molto più di un semplice sport: si tratta della loro stessa identità nazionale, del loro polmone pulsante attraverso il quale sono perlopiù conosciuti nel mondo.&lt;br /&gt;Circolano varie leggende sugli All Blacks: la più nota narra che si vestano tutti di nero in segno di lutto per gli avversari. Non male vero? E che dire poi della mitica Haka, che viene intonata prima dell’inizio di ogni incontro? Una danza di guerra che richiama un passato ancestrale, allorquando, nella notte dei tempi, dal caos cosmico prese forma il nostro pianeta. Un ricordo rivolto agli antenati che sono sempre vivi in loro, i quali combatterono contro nemici d’ogni razza e provenienza in difesa d’uno sparuto gruppetto di isolette sparse nel Pacifico: in breve, una forte simbologia d’identità e appartenenza, epidermica e mentale.&lt;br /&gt;Immaginate uno stadio gremito che di colpo si ammutolisce allorquando il capitano della squadra dà inizio alla danza: dietro di lui altri 14 neozelandesi incazzati che si percuotono petto e ginocchia, strabuzzando gli occhi e mostrando in segno di sfida la lingua: 15 animali inferociti e pronti a tutto. Molte formazioni avversarie girano loro le spalle, non li guardano neanche, perché, dicono, la haka terrorizzerebbe anche Lucifero in persona.&lt;br /&gt;In questo c’è certamente molto di psicologico: annichilire gli avversari freddandoli ed impaurendoli fino ad immobilizzarli, come le 15 statue che circondano gli Uffizi di Firenze; far capire loro che non potranno vincere, e che presto saranno travolti da un’enorme nube nera.&lt;br /&gt;Eppure sono più di vent’anni che gli All Blacks non vincono la coppa del mondo, da quel lontano 1987 che li vide, per la prima ed ultima volta, sul tetto del mondo. Ma il rugby è un gioco strano, in cui i pronostici sono spesso ribaltati.&lt;br /&gt;Resta però il fatto, indiscutibile tra gli esperti, che restino sempre e comunque i migliori, dai maestri maori ai bianchi tatticamente preparatissimi: centinaia di chili di forza esplosiva, velocità, cuore e spavalderia. Irritanti a volte, ma pur sempre leggende viventi: professori della nobile arte della palla ovale.&lt;br /&gt;E poi tutti sanno che, come scrisse qualche anno fa il giornalista sportivo, nonché ex nazionale italiano Marzio Bruseghin, “Giocare contro gli All Blacks è come prendere un’autostrada piena di camion contromano, e sperare che vada tutto bene”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1498445040845355814?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1498445040845355814' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1498445040845355814'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1498445040845355814'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/sudditanza-psicologica.html' title='Sudditanza Psicologica?'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-5956916747511020061</id><published>2008-06-01T21:00:00.006+02:00</published><updated>2008-06-02T09:21:27.355+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testa'/><title type='text'>Testa ebbra su terrazzi alati</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Acrostico dell'ubriaco&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;T&lt;/span&gt;enue, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e&lt;/span&gt;stranea, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;s&lt;/span&gt;enza &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;empo &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a&lt;/span&gt;lcuno,&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;essevi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e&lt;/span&gt;ssenziali &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;s&lt;/span&gt;ollazzi, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;eneramente &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a&lt;/span&gt;vviluppata.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;T&lt;/span&gt;ripudiavi: “&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E&lt;/span&gt;sausta &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;s&lt;/span&gt;alto, &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;rascurando &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a&lt;/span&gt;ppigli!”.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;T&lt;/span&gt;rapanavi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e&lt;/span&gt;statici &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;s&lt;/span&gt;ilenzi &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;ravalicando &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a&lt;/span&gt;ltezze,&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;ribolando &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;e&lt;/span&gt;sangue &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;s&lt;/span&gt;ul &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;t&lt;/span&gt;iepido &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;a&lt;/span&gt;razzo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-5956916747511020061?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=5956916747511020061' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5956916747511020061'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5956916747511020061'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/testa-ebbra-su-terrazzi-alati.html' title='Testa ebbra su terrazzi alati'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-2046446038966991768</id><published>2008-05-22T23:03:00.001+02:00</published><updated>2008-06-28T14:18:27.279+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione'/><title type='text'>Conversazione</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tommaso B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano già diversi minuti che la sua voce squillava flebile e timida nell’aula.&lt;br /&gt;La stanchezza aveva conquistato ormai anche gli studenti più strenui.&lt;br /&gt;Ognuno guardava l’orologio o accendeva il cellulare vedendo andare via il tempo inesorabilmente,ma lentamente.&lt;br /&gt;In quel frangente si cercava di rimanere vivi nei modi più disparati.&lt;br /&gt;La luce era poca nell’aula e il sonno accumulato riprendeva le membra di quelli che avevano passato nottate bianchi,seppur pochi.&lt;br /&gt;In una posizione più nascosta proprio dietro il proiettore,due amici,un ragazzo e una ragazza accucciati iniziavano a parlare.&lt;br /&gt;Discutevano del vuoto che li circondava.&lt;br /&gt;Lei era affascinata,lui annoiato e anche un po’ schifato.&lt;br /&gt;Arrivare al fondo del vuoto era il suo obiettivo,lui invece,aveva altro per la testa.&lt;br /&gt;Gli balenavano in testa canzoni disparate da Youngstown a Rearview Mirror.&lt;br /&gt;Parlavano ma lui in realtà non era lì.&lt;br /&gt;Risposte brevi e nemmeno attinenti.&lt;br /&gt;Che fai a pranzo?&lt;br /&gt;Eh... ah,verso le 11:00&lt;br /&gt;A volte si parla tanto ma non si dice nulla.&lt;br /&gt;E invece,proprio quando la prof aveva finito e passava la parola per la lettura dell’elenco dei poveri malcapitati,la notò.&lt;br /&gt;Stava lì,ad una fila davanti,coperta da un cespuglio di capelli neri.&lt;br /&gt;Il ragazzo annoiato fa cenno alla sua amica di tapparsi la bocca,perché era concentrato ormai in altro.&lt;br /&gt;Ora avrebbe voluto alzarsi e andarsi a sedere lì vicino a lei.&lt;br /&gt;Nessuna scusa aveva,e chi avrebbe mai detto che sarebbero stati spazzati via dalla pioggia.&lt;br /&gt;Ora invece il caldo faceva di nuovo sudare…&lt;br /&gt;Proprio mentre era intento in questi scervellamenti l’assistente della piccola profia chiama il suo nome,ma lui non si accorge e deve alzarsi di corsa.&lt;br /&gt;Si alza non per fare quello che pensava ma per far segnare la sua presenza.&lt;br /&gt;Gli viene detto che si doveva svegliare prima,che era troppo tardi. Il veleno!&lt;br /&gt;Dover stare lì a parlare di stronzate e non poter veramente scandire i suoni che si vorrebbero.&lt;br /&gt;E così iniziava la giornata,non si vuole all’inizio parlare,poi si ha l’input giusto e poi si è costretti in parole vuote.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-2046446038966991768?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=2046446038966991768' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2046446038966991768'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2046446038966991768'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/06/conversazione.html' title='Conversazione'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-9049193681851282510</id><published>2008-05-22T23:02:00.000+02:00</published><updated>2008-05-29T15:22:49.356+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione'/><title type='text'>Analitica comunicativa meta-filosofica</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leonardo F.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quasi tutta la filosofia analitica ha postulato, rivisitandoli nei secoli, a mò d’ una spontanea riproduzione tra specie simili, due cardini maestri, due concetti-subconcetti (per dirla con Kant, “categorie”) irrinunciabili e necessari. &lt;br /&gt;Seguirò un ordine a mio parer logico durante tutta l’esposizione, che mi impegnerò a chiarire, nel caso ve ne fosse bisogno, “in sul calar del sole”.&lt;br /&gt;Partiamo dalla prima considerazione, la quale enuncia l’impossibilità di concepire un oggetto al di fuori dello spazio e del tempo. Voglio in questa sede tralasciare annotazioni sull’eternità, sulla possibilità d’una vita postuma, sulla presunta esistenza aliena, ecc: tali velleità speculative rischierebbero di offuscare il nucleo positivo, la chiave di volta dell’intero, seppur assai ristretto, sofferto scritto. &lt;br /&gt;Non è mai semplice, se non in stadi superiori di estasi religiose, ammettere la finitezza del nostro essere: dirlo a se stessi, mostrarlo agli altri, esser posseduti da quest’idea che fuorvia sentimenti e pathos, distanza e contatto. Io sono me, ma anche quest’altro,che a sua volta è se stesso e quell’altro, quell’altro che non è scontato sia Io. Io dunque sono in-me in quanto sono in-lui, e questo movimento binario e concentrico (irrappresentabile folle perversione per la geometria analitica) presuppone, o meglio è presupposto, proprio dal concetto sopra chiamato. Mi spiego: immaginiamo due o più palline di gomma che rotolano sul pavimento di una stanza chiusa; esse andranno prima o poi inevitabilmente a collidere tra loro, ed in virtù di tale incontrarsi/scontrarsi giungono ad un istantaneo e fugace punto d’arrivo che è anche sempre allo stesso spazio/tempo una nuova linea retta/curva di partenza. Richiamo il tutto al modo d’un analitico vecchio stampo, utilizzando il modus exprimendi che gli era peculiare, il sillogismo:   lo spazio/tempo (la stanza chiusa) costituisce l’universale, gli enti fisici non statici (le palline di gomma) rappresentano il generale, mentre l’atto e la potenza (l’incontro tra gli enti) sono il particolare. In altre parole, siamo costretti dalla gabbia dell’umano dinoccolare a comunicare. Mi limito ad un solo, efficace esempio: l’atto del concepimento, allorquando milioni di spermatozoi (si noti la sottile vicinanza tra l’etimologia del termine, dal greco “ta spermata”, “i princìpi” e la grassa utilizzazione che di questo l’analitica ha fatto) vengono a contatto tra loro per pochi minuti, fino a quando l’unico superstite della marosa uterina riesce ad entrare in porto, nella sua nuova e temporanea baia. Attraversiamo quindi tre stadi, eseguendo due salti mortali: dall’uomo, alla donna, alla vita, cioè nello spazio/tempo. Questo è la nostra vita, un essere per la specie: un grande gregge brucante nel recinto di spazio e tempo. &lt;br /&gt;Da questa poco organica analisi, che ripugnerebbe un romantico, così come un logico ortodossoed un filisteo speculativo, se ne viene a dedurre che la comunicazione non è un atto volontario, bensì un’attività costretta, non con la violenza ma sempre con la forza d’un potere assoluto: un potere che non si può destituire perché al di fuori di spazio e tempo, non appartenente alla tua stessa categoria e quindi semplicemente inattaccabile. E’ il legame che ci unisce, noi enti fisici dotati della facoltà di dilettarci in fonemi: un nesso necessario e perciò mai esteticamente qualificabile nella visione del Croce, ma neanche così perfetto da impedire che qualche elemento interrompa a suo piacer il proseguo della Storia. Una connesione sociale, un mescolarsi dalla luminosa nascita  all’oscura  morte, dove la decomposizione ci dà la possibilità di rivoltar le carte, di ribaltare il Nord ed il Sud nella nostra prospettiva. &lt;br /&gt;Passiamo ora, come credo si possa ormai venire, al secondo aforisma di chi fece dell’analisi concettuale il suo cavallo di battaglia (se si sia poi trattato d’un tallone d’Achille è una stuzzicante quanto inessenziale curiosità): l’uomo non è in grado di concepire l’Infinito. Si tratta di una parola vuota e morta, giacchè, si potrebbe in questa sede arguire, essa esiste solo nell’illusorio mondo del linguaggio teologico: l’Infinito, si intenda esso, per alleggerire un po’ il tutto, un’entità divina, è il Soggetto che come un potente stregone fa scadere i suoi soggetti a predicati del proprio predicato. Non vorrei civettare troppo con l’impostazione metodologica che Hegel, nella sua “Fenomenologia”, diede alla questione: basti qui ricordare che tutta la filosofia romantica tedesca fu costretta a fare i conti con tale evidente problematica, essa stessa derivante, perlomeno per la cultura europea, dal “Vangelo”: il termine infatti, traslato dal greco cristiano, significa letteralmente “messaggio di bene”. Dio stesso, l’Infinito ad hoc, si annuncia agli uomini, comunica con loro. Il fatto che si tratti di un comunicare univoco e non reciproco illustra meglio di mille esempi l’osservazione seguente: viviamo perennemente nel sogno d’una relazione impossibile, di un linguaggio incodificabile. Questo è l’insieme nel quale siamo costretti a vegetare, un cerchio ben definito e non superabile: ma in ogni perfetta determinazione c’è del Bello. Pensiamo a come ad esempio i miliardi di componenti del nostro organismo si relazionano affinchè ci possa essere la vita. Ed e’ proprio in e da questo con-esserci, come amava ribadire l’umanista  Heiddeger, che l’umanità può scovare il senso dell’umano esistere: essendo individui associati afflitti dalla maledizione d’un finito ben definito, abbiamo quasi il dovere, in senso extra-morale, di toccarci, di far in modo di allargare, per quanto si possa, le maglie della nostra specifica unicità.&lt;br /&gt;“Da questo brevissimo trattato risultano evidenti le falle costitutive della logica e della metafisica analitica”, potrebbe asserire un qualsiasi teologo biblico: ma queste mancanze sono in realtà delle consapevoli rinunce a quella totalità agognata disperatamente da coloro i quali rendono omaggio a quell’ “umano,troppo umano” che condusse il padre di Zarathustra al manicomio.&lt;br /&gt;“Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, scriveva qualche secolo fa un noto fiorentino: lui che per comunicare il suo amore dovette salire fin su in paradiso. E proprio questa fatica, quando viene ricompensata, regala un’enorme gioia: il raggiungimento, seppur sempre parziale, di quell’ “umanamente umano” di cui la psyche, già ai tempi del dialogico Platone, sentiva l’inesauribile desiderio di nutrirsi a volontà. Resomi ora conto d’esser arrivato a termine, mi scuso per la disarticolata esposizione, confidando non nelle mie capacità, ma nella vostra inesauribile finezza interpretativa. Concludo con un richiamo di scarsa rilevanza storica, ma di forte valore ermeneutico: il più odiato dei filosofi dai filosofi stessi, per la difficoltà esegetica del suo comunicare, fu Eraclito di Efeso detto “to stokeinos”, l’“oscuro” appunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-9049193681851282510?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=9049193681851282510' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/9049193681851282510'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/9049193681851282510'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/analitica-comunicativa-meta-filosofica.html' title='Analitica comunicativa meta-filosofica'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1469391141134790341</id><published>2008-05-22T23:01:00.002+02:00</published><updated>2008-05-27T10:58:08.619+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione'/><title type='text'>La Pesca delle Parole</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;l bianco che con tre o quattro battute sto già sporcando,l’inchiostro scuro che lo macchierà ad intervalli regolari,ed il suono che produrrò modulando vocali e consonanti in un fugacissimo susseguirsi,ne sono certa,non sortiranno su di voi uditori,amici,compagni,o lettori sconosciuti,il medesimo effetto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’è di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra ciò che intenderò esprimere, ciò che esprimerò realmente ed infine, ciò che giungerà alle vostre orecchie(occhi in altri casi) navigheranno mari che non confluiranno mai tra loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi meccanismi piacevoli e spiacevoli al contempo sono da imputare al mestiere più antico del mondo, il quale senza pensare a male, può riassumersi in ciò che i critici amano chiamare arte del comunicare, anche se più banalmente, mi sto riferendo al mero atto della comunicazione,la quale,pensata in termini artistici mi rimanda più che altro all’oratoria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo meccanismo oscuro ed involontario alla portata di tutti che non garantisce mai a nessuno uno scientifico e matematico prodotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco che quando credo di aver portato alla luce ogni sillaba, di aver fornito ai miei interlocutori ogni mezzo per poter capire quella specifica e sola cosa che mi affanno a determinare, mi tradiscono lo sguardo,il movimento,la voce, e mentre le parole si muovono in direzione ovest,tutto il resto si divincola per tentare altri monti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunicare non è impresa ardua.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo è il comunicare correttamente quando con questo termine si voglia intendere raggiungere un grado massimo di comprensibilità,di chiarezza,ovvero,portare agli altri ciò che si ha dentro,rendersi visibili,dar voce o movimento agli ingranaggi nascosti nelle nostre teste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quante volte vi sarà stato imputato il grave fatto di non essere chiari?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi piace pensare che fin quando dovrò dire”Scusa mi passi quella penna blu che si trova alla tua sinistra”le informazioni saranno rapide, articolerò suoni e fonemi l’uno di seguito all’altro senza minimamente soffermarmi sulla qualità o sul loro significato intrinseco,sarò abile e concisa nel raggiungere uno scopo,nel non voler dire nient’altro che quello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quando la rete si fissa su uno di quei tanti cubi ottagonali, e decide di farlo emergere,nudo,impreparato,decide di punirlo perché ha fatto troppo baccano nelle profondità,si è mosso troppo e per troppo tempo tra gli altri disturbandone i sonni,i silenzi,irrequieto ha mostrato la propria indipendenza,ragion per cui,quella cosa che chiamiamo coscienza,ha deciso,attraverso strutturali e complicati sistemi freudiani, di puntargli un faro in faccia comandandogli di girarsi su ognuno dei suoi otto lati per farsi vedere bene ,e quello,poveretto,tremante ed indeciso rimane fermo,poi pian piano,stanco di attendere inizia a mostrarsi nel suo nuovo habitat,si drizza in piedi,ma magari inciampa,si rigira sempre sugli stessi lati dimenticandosi dei rimanenti,ecco,ecco che tutta la sicurezza e la giustezza del suo essere,perdono di significato e non trovano immediatamente il proprio uscio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Magari ci vorranno degli anni, prima che si tolga di dosso la polvere,l’imbarazzo,prima che ritrovi quella innata dimestichezza con se stesso e che si faccia vedere nella propria autenticità dagli altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vorrei risultasse da questo mio vagheggiare una sciocca credenza:quella che la vera,pura,non alterata comunicazione,per la sottoscritta esista solo tra noi e la nostra anima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A chi avesse di questi vezzi,consiglio una vita ascetica,lontana dai turbamenti che questo mestiere infligge e comporta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’asceta non ha preoccupazione di venir compreso,non ha pensiero nel gestire e relazionare se stesso agli altri,gli basta calare il paniere dalle meteore e scrivere una lista della spesa;al massimo chi la riceverà penserà,a seconda delle quantità richieste che il personaggio abbia più o meno fame del solito e avrà delucidazioni sulle sue abitudini alimentari,ma questa è un’altra storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tornando a noi,e a tutti coloro i quali eludano la possibilità eremitica,non credo possa esistere comunicazione senza un motivo per farlo,il mio sforzo,quello della mia coscienza,quello del mio superego sarebbero del tutto vani se ad accoglierli o a combatterli non ci fosse qualcuno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se e quando la rete cattura e svecchia, punendomi dolcemente, scatolette indisciplinate piene di tutto, ciò che prima d’allora (si trattasse anche d’un solo pensiero) era rimasto in caldo,lo fa senza un criterio studiato,senza ordini semantici o fonetici stabiliti,ed ecco che tra una parola ed un’altra componenti del medesimo pensiero ci sono intervalli, scelte momentanee, gesti collaterali,toni alti e bassi,moti di silenzio, riavvolgimenti di nastro e pause che non ci rilassano, c’è una tensione nel comunicare che non si spegne,una disperazione intima nel sentire di aver fallito talvolta,che ritengo,ora più che mai,siano il segno d’amore per eccellenza per i compagni di vita che scegliamo,per quelli che sfioriamo,e, non in minor misura,per quelli che non raggiungeremo mai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1469391141134790341?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1469391141134790341' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1469391141134790341'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1469391141134790341'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/la-pesca-delle-parole.html' title='La Pesca delle Parole'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1544107552675634628</id><published>2008-05-22T22:00:00.001+02:00</published><updated>2008-05-23T01:02:57.157+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Comunicazione'/><title type='text'>Collisione</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il campo visivo era latteo, sinistramente adamantino intorno a lei. Una luce senza fonte avvolgeva l’aria, lo spazio, tutto quanto. Si avvicinò dove intuiva ci fosse un muro, un qualsiasi dannato limite. La sua ombra la anticipò. Fece per toccare la barriera con i propri arti, a saggiarne la compattezza, la realtà: in quel momento, un moto impercettibile di impotenza le pervase il guscio di gomma dura. Per quanto si sforzasse di partorire da sé un braccio, una leva, non ne vedeva la proiezione reale ondeggiare sinuosamente nell’aria. Cominciò a girarsi e rivoltarsi nelle otto direzioni, eclettica e ansiosa, sulla superficie perfettamente rotonda della sua massa. Del luogo in cui si trovava non vedeva che le ombre di alcuni angoli. Unendoli a mente, tracciò qua e là con la vista quadrati bidimensionali della misura delle pareti: era forse un cubo quello spazio tridimensionale di cui non conosceva che la desolante omogeneità? Ma gli sovvenne che poteva altresì trattarsi di un labirinto, per quel poco che sapeva dell’estensione della gola impenetrabile che la circondava interamente.&lt;br /&gt;La stessa percezione visiva della prospettiva le procurava, intanto, un abbaglio uniforme da toglierle l’aria dagli occhi, lasciandola in preda a un gonfiore crescente che le ovattava la vista. Desiderava urlare, se non per sfiatare il nervosismo, quantomeno per comprendere la dimensione del luogo ignoto che la teneva silenziosamente in grembo. Fu allora che si accorse di non avere l’orifizio per farlo. Realizzandosi in cattività, si scagliò disperata contro quelle pareti indistruttibili. Esse, per tutta risposta, emisero un rumore sordo. “Intollerabile”, rifletté istintivamente. E allora, giù! Più rispondevano, e più lei sbatteva con impeto, nella furia del delirio. Sfinita, si fermò lentamente, riposando il pulsante corpo sferico. All’improvviso si alzò un rumore assordante di bolide. Fu un attimo, poi nuovamente quell’insostenibile silenzio profondo, scandito dai battiti cardiaci dello sforzo. Ora la agitava l’afonìa del luogo, più di qualunque sua indecifrabilità e di qualsiasi dolore oftalmico le potesse mai procurare. Ecco, d’un tratto si sentì volare sul fianco, tangente e sospeso, un fascio di luce biancastra. Tanto bastò per attirarle l’attenzione. La linea era persino più luminosa della stessa trappola: “Di una luminosità differente”, si corresse la sfera, che nel frattempo non riusciva a sciogliersi, impietrita dal terrore della propria fertile immaginazione. Quel coltello di luce, mantenendosi ben teso e accecante, cominciò a premere sul suo fianco, a trapassarla. La sfera si sentì pervadere di una forza nuova, un insolito tepore - confortevole, pensava -, e cominciò a sfaldarsi a spirale dall’epicentro della collisione, rivelando la follia policroma del suo nucleo. Mentre le prodigiose frattaglie colavano via bagnando l’asettico piano bianco, si abbandonò alla metamorfosi, quieta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1544107552675634628?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1544107552675634628' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1544107552675634628'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1544107552675634628'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/collisione.html' title='Collisione'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-4282166416067875698</id><published>2008-05-11T21:02:00.000+02:00</published><updated>2008-05-12T11:48:40.066+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bottone'/><title type='text'>Bottone</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tommaso B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando penso ad un oggetto è inevitabile che mi soffermi su due cose: estetica e funzionalità.&lt;br /&gt;I bottoni rientrano in quella categoria non altrimenti specificabile, ma dal mio punto di vista essi battono di misura il loro diretto avversario, nonché acerrimo nemico: la cintura lampo.&lt;br /&gt;Vincono in estetica perché conferiscono ai nostri capi di vestiario, estremamente lineari, una certa rotondità.&lt;br /&gt;La cerniera lampo è invece ancor più dritta, come una strada nel deserto, come la bocca di un caimano.&lt;br /&gt;Invece quando vedo spezzare la linearità da questi oggettini circolari, la fantasia corre veloce.&lt;br /&gt;Sulla rotondità di questi puoi passare a piani più ludici, come i palloni.&lt;br /&gt;Quando sei interrogato da un professore tiranno, il classico “scassa palle” è bene concentrarsi su un qualsiasi bottone che indossa.&lt;br /&gt;La camicia ne è piena, bisogna scegliere, fare una “zoomata” e poi corri via col pensiero, vedendoti magari su una spiaggia con un freesby, o a giocare a racchettoni.&lt;br /&gt;Se il prof invece nasconde gli unici oggetti necessari alla tua salvezza mentale-fisico-psichica, vai in basso con lo sguardo, proprio lì, verso i pantaloni.&lt;br /&gt;Trovando lì i bottoni puoi iniziare lo stesso gioco, ma se l’infame è proprio infame e ti priva anche di questa piccola grande magia, allora il trucco è utilizzare spietatamente anche il grande antagonista dei bottoni: la cerniera lampo.&lt;br /&gt;Il nome si presta a giochi perfidi e diabolici, ha in sé il fascino del male, cosa che, i poveri e simpatici bottoni non riusciranno mai a raggiungere.&lt;br /&gt;Immagina dunque l’infame professore alle prese con la propria cerniera lampo che in un momento di distrazione si è chiuso sul pisello dopo una tranquilla pisciata. Il dolore lo si sentirebbe anche da morti.&lt;br /&gt;Così l’infame nei vostri pensieri sarebbe punito velocemente, con il gesto della cerniera lampo che non a caso si chiama così.&lt;br /&gt;Eh! I bottoni non potrebbero mai essere così.&lt;br /&gt;Richiedono un rapporto più intenso, più lungo.&lt;br /&gt;Non ne puoi scordare nemmeno uno,altrimenti, non si sa ancora perché, fai una figura di merda.&lt;br /&gt;Oppure se sbagli ad inserirli nella propria fessura!&lt;br /&gt;Ecco, i bottoni ci piacciono perché pretendono rispetto, ed avendolo, lo conferiranno anche a te.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-4282166416067875698?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=4282166416067875698' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4282166416067875698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4282166416067875698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/bottone.html' title='Bottone'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-7956325585232344082</id><published>2008-05-11T21:01:00.003+02:00</published><updated>2008-05-12T11:42:08.055+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bottone'/><title type='text'>Indovinello</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di camicie e cappottini,&lt;br /&gt;sono il re dei vestitini. &lt;br /&gt;Quando cado son dolori,&lt;br /&gt;aria e vento vengon fuori. &lt;br /&gt;E se poi mi tiran troppo,&lt;br /&gt;d’improvviso e con un botto,&lt;br /&gt;lascio incredulo l’ingrato,&lt;br /&gt;che si trova denudato. &lt;br /&gt;Quando grasso, quando snello,&lt;br /&gt;su misura mi modello. &lt;br /&gt;Ago e filo i miei tormenti,&lt;br /&gt;che si mostran compiacenti,&lt;br /&gt;alle nozze durature,&lt;br /&gt;con le amiche mie fessure. &lt;br /&gt;Tanti occhi per guardare,&lt;br /&gt;situazioni da spiare&lt;br /&gt;e gli amanti se focosi,&lt;br /&gt;poco attenti e generosi,&lt;br /&gt;non possiedon la pazienza,&lt;br /&gt;di sganciarmi in riverenza. &lt;br /&gt;Non ho razza né colore,&lt;br /&gt;dal turchino all’arancione,&lt;br /&gt;non ho forma mai uguale,&lt;br /&gt;sulla tombola a Natale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-7956325585232344082?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=7956325585232344082' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/7956325585232344082'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/7956325585232344082'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/indovinello.html' title='Indovinello'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-6668311993811991232</id><published>2008-05-11T21:00:00.020+02:00</published><updated>2008-05-19T15:10:51.528+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Bottone'/><title type='text'>Il cerbiatto e la gazzella</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Il bottone fece la sua prima comparsa un imprecisato giorno di circa 2800 anni fa sulla scena della fiorente Valle dell'Indo. Non sono noti a noi occidentali miti sulla sua genesi...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rugiada colava discreta e volubile dall’edera del primo tempio di Harappa, e il sole vi filtrava da ferire dolcemente chi ne avesse incrociato lo sfavillare. Intorno, il verde luminoso dei pascoli punteggiato dal confuso rimescolarsi dei greggi di capre. I grandi occhi scuri di Vani si ridestavano a poco a poco nello scintillìo di curiosità inappagata del giorno appena svanito. Mantenendosi immobile e vedendosi schiarire lo sguardo sonnolento oltre la soglia, pensò che le lacrime della vedica Sarasvati, bagnando la valle sottostante l’altura del tempio, avevano concesso al bello del mondo di condensarsi in un insolito scorcio di purezza e fertilità, quella mattina.&lt;br /&gt;Non aveva mai creduto troppo ai sacri Veda, il giovane Vani dal torace di cerbiatto: una sorta di indifferente ma benevolo tepore lo avvolgeva nell’osservare la vecchia Sharada intenta nel ricamo di quadri della sacra triade vedica o del paradiso di luci e colori circostante l’eterno fluire del Ghaggar-Hakra, ammantata di un esperto distacco. All’interno del proprio mondo di pienezza spirituale in cui era rinchiuso, sentiva di non comprenderla. Meno di tutte le favole religiose che dal canto suo si sforzava di sviare da sé tutte le volte, soggiacendovi in un blasfemo silenzio, per quanto i canti ciclici del brahmino del distretto, alti e schietti nel cielo, lo avessero oramai erudito a sufficienza. “Ripetizione di scalpello... Scalpellante ripetizione...”, rifletteva tra sé. Strabuzzò gli occhi nervosamente accorgendosi del vecchio Shonapunya, il quale, seduto su un masso pronunciato appena fuori l’uscio, con la cetra intonò gli intensi toni maggiori dell’Iniziazione di Rajastan.&lt;br /&gt;Guidato dalle note dell’anziano suonatore, la mente si librò delle ali della fenice, altrove. Era passione quella che ricercava: non per se stesso, che si era già appropriato di una contemplazione dinamica del cosmo attraverso la musica, la pittura e un’estemporanea attività d’ingegno pratico, ma per il suo distretto urbano, un agglomerato mediamente abbiente e tutto sommato tranquillo, dove quasi mai il vento accarezzava una foglia morta con troppa violenza da separarla dalle altre.&lt;br /&gt;Ma quella mattina l’esile stelo color miele del cerbiatto, ancora avvolto nel lino della lettiga intarsiata dove giaceva, aveva avvertito una brezza animata insinuarsi tra i corridoi e le mura basse e incrostate del santuario. “L’inverno… Presto.” Già l’orchidea astrale che spuntava dai ciottoli lisci poco al di là della soglia, mostrava segni di stanchezza.&lt;br /&gt;Saltò scompostamente oltre il candore di lenzuola e, dondolandosi come al solito in posizione fetale, urlò oltre l’ingresso, verso i monti: “Monte Sacro, gioca con me!”. La supplica isolata e il riverbero che ne scaturì gli diedero una sensazione destabilizzata di piacere.&lt;br /&gt;Mezzogiorno. Il corno della torre d’osservazione est levò il quotidiano mugghiare soffuso e baritonale dello zenit.&lt;br /&gt;Dall’entrata del tempio, dove lo sguardo del ragazzo si era fin lì posato, si diramavano tre sentieri lambiti da rocce, uno dei quali, nella postura confortevolmente scomposta che aveva assunto, partiva dalla sua abitazione e si rendeva visibile sino al lembo più lontano. Osservò una macchiolina nera riempirsi di definizioni cromatiche e di tratti, e chiarirsi di eleganti movenze brune lisciate dal chiarore del sole. Riconobbe così Arya crine-di-Manipur, prima che ella gli fosse accessibile a un’ultima occhiata verificatrice. Avevano condiviso molti eventi negli anni, dal gioco innocente dell’infanzia, all’istruzione linguistica dal maestro Darja, prima che lei dipartisse, unendosi in matrimonio al fratello di un noto commerciante di loto del circondario. Ma Arya non aveva smesso di provare per lui un amore fraterno. Di tanto in tanto Vani la vedeva sorgere a poco a poco dal sentiero di mezzo, e quando ciò avveniva il viso gli si rischiarava di una dolce serenità fanciullesca. Sapeva che non accorreva, come invece gli altri, per pregare Sarasvati, ma per rinnovare assieme, con gesti rassicuranti e sorrisi di seta, la fiamma di un legame oltre le parole, radicato nella spensieratezza della loro origine comune.&lt;br /&gt;Quel fisico scuro e snello, da gazzella indiana, i seni floridi, il naso piccolo e a punta, gli zigomi alti e regali come altari di Tara le erano adesso di fronte. Le sorrideva dolcemente con occhi in luna piena. Poi, le lunghe leve della gazzella si arcuarono e reclinarono, a poggiarsi sulla stuoia parzialmente logora, vicina all’alcova dove era il ragazzo. Egli nel frattempo si era eretto sulla schiena, le gambe sommerse dal mare di lino.&lt;br /&gt;“Sei mancato all’acquedotto, giù a valle. E anche la sera, di ritorno dal turno ai panni, per quanto facessi la strada di casa passando dal terreno retrostante il tempio, non riuscivo mai a trovarti”. La gazzella poggiò la testa sulla spalla del cerbiatto, che, accorgendosi di quell’improvviso ostacolo motorio, diminuì appena il dondolìo. Rimanendo adagiata, notò sopra l’altare una pelle parzialmente lavorata di yak in lento scivolìo dal bordo su cui riposava approssimativamente, sepolta da un groviglio di materiale usato, selci di varie dimensioni e levigatezza, e legacci strappati.&lt;br /&gt;La ragazza si diresse velocemente a raccoglierla, e, dopo averne scrutato la peculiarità in un corno di rinoceronte attaccato tramite uno dei legacci, tornò infine alla stuoia. Vani l’aveva seguita con la coda dell’occhio, più per l’insolita repentinità dell’evento, che per gelosia nei confronti di ciò che ella aveva avuto l’impudente impeto di agguantare. Uno di fronte all’altro, Vani fissava il lastricato di pietra, e, dopo aver disegnato un movimento vano e innaturale con la mano, dapprima sfiorò il lembo inferiore della pelle con un dito, poi la afferrò saldamente, rivendicandola finalmente per sé. La ragazza, che la teneva al petto, cedette senza opposizione.&lt;br /&gt;Le pupille di lui non accennavano a distogliersi dalla terra mentre faceva passare sensualmente il dorso della mano sulla sua creazione, cercandone i punti più morbidi. Lentamente, con la stessa sicurezza, estrasse da sotto la lettiga una selce e prese a segnare con intensità sempre maggiore, fino a bucarla appena, l’estremità della facciata opposta alla cordicella.&lt;br /&gt;Porse l’indumento alla gazzella, che, in una intenerita perplessità, ricevette e indossò il dono.&lt;br /&gt;Non le donava, pensò lei.&lt;br /&gt;Vani le mise con innocente goffaggine una mano sul petto, in corrispondenza del legaccio, e lei posò dolcemente la mano sopra la sua. Un minuscolo lampo le illuminò l’occhio. Dopo qualche istante, sussurrò con fermezza all’orecchio del cerbiatto: “Con queste due armi bianche permetterai alla gente di nascondere dolori, follie e passioni dietro alle maschere pubbliche della sobrietà e dell’equilibrio.”&lt;br /&gt;Ancora oggi, quando le persone stringono asola e bottone nel naturale intreccio, possono udire, nel loro fruscìo, lo sfregare delle mani dei due giovani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-6668311993811991232?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=6668311993811991232' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6668311993811991232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6668311993811991232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/mito.html' title='Il cerbiatto e la gazzella'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-6380250571898908746</id><published>2008-04-30T21:04:00.000+02:00</published><updated>2008-06-03T21:03:10.842+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eugenetica'/><title type='text'>Eugenetica</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La conoscenza è l’atto primo ed assoluto di generosità che sia dato di compiere all’uomo. L’ uomo che non desidera conoscere è quello pago di se stesso, indifferente verso ciò che lo circonda, e dunque capace di superare ogni dolore. Il martirio della sofferenza è invece scelta di chi vuole capire a tutti i costi e conoscere l’intima condizione dell’essere umano. Tale conoscenza è affinamento delle proprie capacità percettive fino al punto da sgusciare il larvato non senso della vita, prenderlo fra le mani, tastarlo delicatamente e trovare il coraggio di chiamarlo per nome; è lei a consentirci di superare le apparenze e scavare con mani solidali la terra fangosa per trovare la sofferenza e volerla guarire.La conoscenza è sensibilità, è scelta di solidarietà, ma comporta un’esistenza mesta, rassegnata, vissuta in astinenza da quella droga che per l’uomo è la presunzione di poter essere veramente felice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo interrogativo che ogni uomo di conoscenza si pone e che da tempo incalcolabile lo incalza, è capire a cosa  valga la sofferenza dell’uomo, se essa abbia o no una ragione di essere. Se qualcuno gli assicurasse che questo esercizio quotidiano chiamato dolore fosse mezzo per raggiungere qualcosa, magari uno stato di grazia, e che fosse per così dire ontologicamente corretto, allora l’uomo di conoscenza poserebbe al suolo le armi della ragione e si rimetterebbe alle scelte di qualcun altro supremamente più sciente di lui. Ma fino a quando non gli giunga questa riposta certa, egli si interroga sul destino degli uomini e si chiede chi debba essere a comandare.  Se davvero non vi fosse un fine in questo mutare ciclico delle stagioni e nell’alternanza di vita e morte che scandisce le nostre esistenze, allora il centro focale di ogni cosa sarebbe da riconoscere nell’uomo e  in quel breve soffio di vento, che è la sua vita. Ma se stesse nella vita la soluzione ad ogni domanda e il fine primo di ogni singolo respiro del cosmo, allora la sofferenza non sarebbe più un atto di fede, ma una pagliaccesca agonia da marionetta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uomo di conoscenza non sa fornire risposte certe, e il dramma dell’incognita si acuisce non potendo trovare una soluzione definitiva all’altra grande questione su cui da tempo dibatte, ossia il senso della diversità umana, pur consapevole che rispondere a questo interrogativo equivarrebbe a trapelare il segreto della vita. Anela di comprendere quale sia il significato, quale il segno che porta in sé quella diversità che ci accomuna tutti dalla nascita, giacché, se fosse in grado di penetrare la domanda, come una lama, e possederne la risposta, avrebbe scoperto una chiave di lettura fondamentale per edificare una fede nuova, consapevole e ragionata. Sa che la diversità per l’uomo è canale di realizzazione e di soddisfacimento, ma sa altresì che in molti si tramuta in un dramma vissuto nella solitudine più meschina. Sa che la diversità è scelta ma è anche condanna inflitta dalla natura, che è ricchezza e al tempo stesso carenza e inadeguatezza, che è necessaria all’uomo quanto odiosa, perché, secondo uno schema ricorrente nella storia dell’umanità, c’è che fa di necessità virtù e chi invece soccombe al predatore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Svelare questo mistero, giungere alla verità ed indossarla come una calzare donato dal dio che non si possa mai più sciogliere, condurrebbe l’uomo a compiere delle scelte epocali, ad insegnare al mondo il giusto modo di gestire la diversità e convivere con essa, oppure ad avanzare proposte al tempo d’oggi sconcertanti, come quella di non rassegnarsi più a vivere in un mondo perfettibile, ma cominciare a realizzare in terra  un mondo di perfezione, ove gli uomini nascano tutti egualmente dotati e non si consenta più alla natura di elargire esecrabili privilegi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo è ancora lontano dalle possibilità che l’uomo di conoscenza, piccolo e gracile in un mondo tutto da decifrare,  può vantare. Non potendo giungere ad una risposta, egli quieta il suo spirito impetuoso assetato di giustizia e fa della compassione il suo mestiere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-6380250571898908746?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=6380250571898908746' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6380250571898908746'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6380250571898908746'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/eugenetica.html' title='Eugenetica'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-393569333913192608</id><published>2008-04-30T21:03:00.001+02:00</published><updated>2008-05-04T12:44:39.105+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eugenetica'/><title type='text'>Un mondo di opposti</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lia C.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Difficile è immaginarsi un mondo di esseri eugeneticamente creati. Poiché per farlo, dovrei rinunciare a tutte le categorie logiche attraverso le quali sviluppo ogni giorno i miei pensieri.&lt;br /&gt;Nel pensare e direi anche nel sentire, si procede molto spesso per opposti. Provo a spiegarmi meglio: ogni cosa che per me esiste ed ha valore, ha esistenza ed è importante in quanto esiste il suo opposto. Molto banalmente potrei farvi riflettere sul fatto che quando vi sentite soli, vi sentite tali perchè presupponete una presenza che in quel momento non sussiste, in quanto appunto al suo posto c'è l'assenza. Ecco quindi che presenza e assenza esistono in quanto esiste o si presuppone il loro opposto. La presenza non esisterebbe se non esistesse l'assenza. La vita ha senso in quanto c'è la morte. Riconosciamo il bello perchè lo opponiamo istintivamente al brutto (o viceversa). Tendiamo a definire, perchè altrimenti, annegheremmo, anche se dolcemente, nell'indefinito.&lt;br /&gt;Qualcuno ha detto che l'imperfezione dell'uomo sta nella coscienza della sua imperfezione e che la verità della sua finitezza sta nella sua infinitudine. L'uomo è quindi uno strano essere in cui gli opposti, se di opposti si tratta, si amalgamano in una sintesi divina.&lt;br /&gt;Come potrei quindi pensare ad una umanità eugeneticamente creata, cioè creata attraverso un procedimento che spazza via l'opposto negativo; un’ umanità  perfetta,bella, felice, appagata?&lt;br /&gt;Sarebbe come immaginare una favola in cui non ci sia "infelicità". Non è forse vero che una favola finisce proprio quando tutti  "vissero felici e contenti"? Quando c'è felicità la favola finisce. Quando ci sarà eugenetica l'uomo finirà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-393569333913192608?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=393569333913192608' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/393569333913192608'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/393569333913192608'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/un-mondo-di-opposti.html' title='Un mondo di opposti'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1184055189479615938</id><published>2008-04-30T21:02:00.001+02:00</published><updated>2008-05-04T12:35:11.054+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eugenetica'/><title type='text'>Filastrocca chirurgica</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leonardo F.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono il dottor Albert Mengele&lt;br /&gt;in giovane età provetto artificiere,&lt;br /&gt;poi da tutto il Reich chirurgo stimato&lt;br /&gt;aggiusto io chi è nato deviato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io intervengo dove Dio ha sbagliato&lt;br /&gt;torturando coi ferri la peggior feccia del creato.&lt;br /&gt;Ebrei, negri, slavi e bolscevichi:&lt;br /&gt;finito è il tempo in cui facevate i fichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ricerco l’uomo perfetto,&lt;br /&gt;alto,biondo e di bell’aspetto.&lt;br /&gt;Tutti così dovran essere un giorno,&lt;br /&gt;gli altri, tranquilli, finiranno nel forno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra bisturi, seghe e attrezzi appuntiti&lt;br /&gt;nel mio studio grigio pratico scientifici riti.&lt;br /&gt;Ho il camice bianco imbrattato di sangue:&lt;br /&gt;sul lettino da più d’un giorno un bastardo langue.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vi taglio, vi scucio, v’aggiusto un pochino,&lt;br /&gt;vecchio, uomo, infante o bambino.&lt;br /&gt;Faccio paura persino al grande Adolfo&lt;br /&gt;che appena mi vede va giù con un tonfo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maledetti storpi, scarti umani&lt;br /&gt;Tremate ora tra le mie mani.&lt;br /&gt;E’ del tutto inutile che viviate ancora&lt;br /&gt;vi dice bene se ne avrò per mezz’ora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zitti, zitti! Sento rumori in lontananza&lt;br /&gt;gli spari rimbombano nella mia stanza.&lt;br /&gt;Devo far presto, stanno arrivando, &lt;br /&gt;l’ariana Germania sta capitolando.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le prove dei miei esperimenti&lt;br /&gt;brucio carte, progetti e documenti;&lt;br /&gt;ma ormai è troppo tardi, l’umanità avrà capito&lt;br /&gt;il gran contributo che alla medicina ho fornito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io che per tutta la vita lavorai come un mulo,&lt;br /&gt;ecco giungere i russi a bombardarmi il culo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1184055189479615938?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1184055189479615938' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1184055189479615938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1184055189479615938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/filastrocca-chirurgica.html' title='Filastrocca chirurgica'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-4946778688040388260</id><published>2008-04-30T21:01:00.002+02:00</published><updated>2008-05-12T11:51:13.942+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eugenetica'/><title type='text'>Sotterranei in superficie</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E su e giù, attenta agli angoli, fa che i finestroni splendano, non dimenticare di spolverare le carcasse delle luci al neon, strizza bene l’acqua dagli stracci, e su e giù, dal letto trentasei al cinquantanove, cambia ancora lenzuola, copriletti, butta tutto nel cesto dei panni sporchi,porta in tintoria e cambia i corredi con panni odorosi di bucato disinfettato,e su e giù,i pavimenti a fondo,e prima di timbrare il cartellino,non ti dimenticare di cambiare i cestini nei bagni.&lt;br /&gt;Quando m’avevano offerto questo lavoro,mi avevano anche detto:”signora,si ricordi che nel fare le pulizie,i malati li vedrà bene in viso.”&lt;br /&gt;Ma io che dovevo fare,povere anime,quei figlioli miei,dovevano pur saziarsi l’appetito,e così,il giorno dopo arrivai chiusa nel mio camice arancione da inserviente,con un tranquillante che mi circolava nel sangue,e,raccolti secchio e scopettone aprii da sola la porta del reparto “malattie genetiche”.&lt;br /&gt;Con un fiato esercitai un buongiorno poco convinto e mi fissai sul pavimento,d’altr onde era quello il solo obiettivo da centrare.&lt;br /&gt;Sbrigai le mie cose in  modo disordinato,mi ovattai in un non vedo non sento non parlo,distrattamente udivo in sottofondo il bip cadenzato dei macchinari,sperando solo di non avvertire alterazioni di alcun genere,fischiettai motivetti allegri nella testa,e nell’attesa che asciugasse la lingua misera di quel corridoio,decisi di animarmi andando a prendere uno di quei caffè poco invitanti che le macchinette ristoratrici erogavano per qualche centesimo.&lt;br /&gt;Trascorsero alcuni minuti, forse dieci, quando, entrata nuovamente nel reparto,mi accorsi che l’acqua,invece di essersi asciugata,mi bagnava le caviglie,e in quel lago,galleggiava una schiuma spumosa rossastra,frutto del detersivo che qualcuno si era divertito a spargere per il camerone.&lt;br /&gt;Non replicai,non alzai lo sguardo,conservai per me la lista di imprecazioni del caso e,armandomi di pazienza,con l’aiuto dei secchi,asciugai per bene l’alluvione e,in ritardo di un paio d’ore,timbrai per l’orario d’uscita.&lt;br /&gt;La mattina dopo mi accolse una voce: ”Volevo solo vedere com’è il mare quando s’incazza”.&lt;br /&gt;Sapevo che il momento di fermare gli occhi su qualche mostruosità della natura sarebbe arrivato prima o poi,e pensandomi immersa in un sogno alzai il volto per cercare quelle parole su un corpo.&lt;br /&gt;Nulla, non vedevo nulla.&lt;br /&gt;La stanza era vuota, solo leggeri scricchiolii sulla mia testa e ancora:”Poi mi sarebbe piaciuto farci un tuffo dentro da quassù,ma tu hai asciugato il mio desiderio”.&lt;br /&gt;Un ranocchietto senza zampe anteriori, con un capo allungato a mò di pera,se ne stava arrampicato sulla lastra della luce al neon,intento a farmi credere che alla fine il dispetto glielo avevo fatto io.&lt;br /&gt;“Scendi giù, è pericoloso”.&lt;br /&gt;E in un balzo si ficcò nel letto.&lt;br /&gt;Se solo avessi avuto il coraggio di aprire gli occhi prima mi sarei certamente accorta che l’autore di quel disastro non sarebbe potuto essere che lui,viste le fotografie e le cartoline appese appena sopra la spalliera del letto:”Così sei un amante del mare”.&lt;br /&gt;“Si amano le cose che si conoscono, io il mare l’ho visto sempre e solo in foto, più che altro mi definisco un ricercatore”.&lt;br /&gt;Carmelino, si chiamava Carmelino, e stava chiuso qui dentro da quando ne aveva memoria.&lt;br /&gt;“Oggi è la giornata dell’aria, ci portano tutti in giardino e ci parlano di botanica, si prende un po’ di sole,si passeggia,il sabato è così”.&lt;br /&gt;“Ma allora siete tutti in grado di camminare?”&lt;br /&gt;“Non tecnicamente, ma tanto ci sono le macchinette a scontro”.&lt;br /&gt;Le chiamava così le carrozzelle, a lui non servivano,e a me pareva proprio che da ricercatore qual era se ne dispiacesse persino.&lt;br /&gt;“E tu non sei andato, ti senti male forse?”&lt;br /&gt;“Affatto, volevo solo parlare con te, volevo confessare”.&lt;br /&gt;Carmelino mi insegnò a tenere alta la testa mentre lavavo pavimenti e detergevo porte.&lt;br /&gt;Ventitrè personaggi di cui conobbi nevrosi e manie, genialità depresse,deformità che riuscirono a risultarmi simpatiche,anche funzionali talvolta,come le sei dita di Filippo,un colosso che m’era d’aiuto nel catturare la polvere e irretire zanzare dove nessuna spazzola arrivava.&lt;br /&gt;La piccola Rosa, alla quale erano precluse le fave, per lei s’erano mobilitate tutte le scuole elementari del quartiere che le facevano arrivare settimanalmente pacchi di lettere dove si raccontavano gli aneddoti più strani sull’ortaggio, i sapori e i gusti che i bambini percepivano la facevano sognare e sentire meno sola, secondo i racconti dei suoi coetanei,oggi le bacche da sgranare le apparivano delle comode amache dondolanti,domani degli orribili vermoni pelosi.&lt;br /&gt;Festeggiammo anche un matrimonio, il battesimo d’un bambolotto immerso nel secchio dell’acqua saponata, figlio di Camilla e Peppe, due down innamoratissimi.&lt;br /&gt;Figli tra loro non ne sarebbero mai arrivati, lo sapevano bene, era stata una delle primissime cose che mi avevano raccomandato:”Siamo frutti bacati,non possiamo dare vita a niente di buono”.&lt;br /&gt;Avevo gettato a terra il piumino mangiapolvere e gl’avevo detto in tutta furia:”Se tutti i frutti fossero bacati come lo siete voi,desidererei un mondo bacato,e che non vi venga più in testa di parlare in questo modo.”&lt;br /&gt;Avevano trasportato un letto nuovo al quarantadue,più alto e più comodo,ma a me risposte non erano concesse,non ne sapevo niente,avrei atteso la sorpresa come tutti i pazienti del reparto.&lt;br /&gt;Sulle sue gambe,senza stranezze d’alcun genere ad eccezione di un pancione in dolce attesa,fu la volta di una donnina affranta,imbronciata,che trascorreva quelle ore del mattino versando lacrime silenziose girata su un fianco.&lt;br /&gt;“Ma non potresti almeno bagnare il letto col tuo pianto prima che Marina lo cambi?”Demetrio ripeteva questa frase ogni giorno, finché la donnina disse:”Dimmelo tu allora,testa o croce?”&lt;br /&gt;“E a che ti serve?”fece Demetrio.&lt;br /&gt;“A decidere quale tra i miei bambini avrà salva la vita.”&lt;br /&gt;A troncare quell’orribile gelo ci pensò in un attimo Camilla, che con la testolina bassa,si sistemò gli occhiali sul naso e avvicinandosi al letto della donnina triste disse sputacchiando:”Immagino che sia molto brutta la tua storia. Almeno però un bambino lo potrai avere, io invece andrò sempre in giro col bambolotto.”&lt;br /&gt;Carmelino proponeva:”E se la natura ti avesse voluto premiare con un bambino talmente completo che non poteva essere contenuto in un corpo solo, così ne ha fatto uno e mezzo,diciamo uno e mezzo,non due di cui uno da sopprimere.&lt;br /&gt;Così non sarà ucciso nessuno”.&lt;br /&gt;Con tutte quelle chiacchiere a Sveva s’erano asciugate le lacrime,s’era fatta forza con la fantasia ingenua di quel mondo delicato.&lt;br /&gt;Fu poi Camilla che non smise di piangere per tre giorni, quando seppe che la sola bambina nata dalla donnina, aveva preso il suo nome. Questa volta il battesimo lo fecero in chiesa e tutto il reparto partecipò colorando festoni e fiocchi elicoidali per la festa di benvenuta che si svolse con la partecipazione di tutti;Camilla regalò il suo bambolotto a Sveva,le disse che ormai,con l’onore che le aveva fatto,poteva immaginare che la sua piccola siamese sarebbe stata anche un po’ figlia sua.&lt;br /&gt;Quando la stampa trapelò fin lì, quando Carmelino con le sue ricerche riunì in consiglio tutti i membri del reparto e funereo e solenne dichiarò:”Hanno trovato una cura che andrà bene per tutti noi. L’eliminazione.”&lt;br /&gt;Fece un’ arringa delle migliori sbracciando in aria come se avesse avuto gli arti superiori più lunghi e più forte di ogni altro essere,come se in quella sua testa a pera si distribuisse un computer in verticale dei più ineccepibili.&lt;br /&gt;Spiavo quel monologo dalla porta del bagno per paura di essere tirata in ballo,giacchè,con la poca istruzione che mi ritrovavo,avrei sfigurato al cospetto di un giudice tanto fervente.&lt;br /&gt;“Avete capito bene, niente più conati umani, niente più abbondanze o carenze della natura,cromosomi in più o in meno,teste doppie,allungate,topi sottovetro,down e autistici sterili rinchiusi qui dentro,la genetica produrrà esseri perfetti d’ora in avanti,niente più teste che si ingegnano per farci guarire,ma solo per non farci nascere.”&lt;br /&gt;Poi s’era chiuso in un mutismo di protesta, pensavo io, e gli altri l’avevano seguito senza indugiare.&lt;br /&gt;“E di noi che ne faranno?”chiese dopo giorni Peppe, che s’era tenuto in caldo il quesito più atteso tra tutti.&lt;br /&gt;“Aspetteranno la nostra morte, la accelereranno, ci spediranno in qualche circo forse?”&lt;br /&gt;Ma Carmelino, che pareva imperturbabile, schiacciò la testa sul cuscino e rimase muto.&lt;br /&gt;Sentivo vociferare per i corridoi date in cui avrebbero con lieto piacere annunciato lo scioglimento delle camere, il giorno in cui, per farla breve, avrebbero spedito a casa tutti i personaggi,dal momento che,non ci sarebbe più stato un misero motivo per tenerli lì dentro, per studiarli, analizzarli, curarli.&lt;br /&gt;Vidi, senza rendermene conto il reparto svuotarsi fino all’ultimo orrore, fino all’ultimo scherzetto sottovetro,fin quando fui costretta a ripetere meccanicamente le operazioni di pulizia in favore di nessuno eccetto che per quattro mura vuote.&lt;br /&gt;Ora che sono qui, ed ho imparato a tenere alta la testa tra i mostri non c’è più nessuno per cui valga la pena superarsi,scavalcare se stessi,prendere coraggio e guardare.&lt;br /&gt;Certo è che questo non sarà più il covo della sofferenza per nessuno, non ci saranno più frutti bacati per mano della natura, niente più oscenità costrette a nascondersi immediatamente dopo un parto, ma per le strade del mondo, forse con un po’ d’egoismo, andrò ricercando con gli occhi spalancati,quel cosmo di eccessi ed abbozzi,così delicati,al margine tra l’esistenza e il nascondiglio, che ho avuto per un momento il privilegio di scontrare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-4946778688040388260?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=4946778688040388260' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4946778688040388260'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/4946778688040388260'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/sotterranei-in-superficie.html' title='Sotterranei in superficie'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1777004274768398315</id><published>2008-04-30T21:00:00.002+02:00</published><updated>2008-06-02T02:06:10.508+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Eugenetica'/><title type='text'>Resistenza</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;(Da un brandello logoro e appena leggibile di un’edizione straordinaria della Nouvelle Libération)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Parigi, domenica 11 agosto 2052&lt;/span&gt; – La voce degli strilloni trascinata a fatica dal vento urla che anche su Boulevard Voltaire, l’ultimo orizzonte caliginoso ma vivo che nella fuga il mio sguardo ha potuto cogliere distintamente, è salita ormai una coltre irrespirabile di morte sconsacrata. Più lontano, al blindatissimo Palais des Congrès di Porte Maillot, sta avendo luogo un vertice straordinario tenuto dai capi di stato più influenti e gli alti prelati delle religioni preminenti: argomento di discussione, preparato frettolosamente nei suoi punti a causa dei gravissimi disordini civili, la reversibilità del piano eugenetico voluto all’unisono dalle stesse figure di spicco che ora sono raccolte a leccarsi le ferite. Programma, si vocifera ormai con sempre più insistenza, incentivato e opportunamente prezzolato dalle organizzazioni militari e di polizia internazionali e locali. Mentre le strade si fanno di ora in ora teatro sempre più bestiale di scontri tra uomini e Ulternati (abbiamo perso il nostro ultimo fotografo non di ruolo a Place De La Concorde: dovrete pertanto accontentarvi di fantasticare con la mente su queste righe incomplete), noi combattiamo come possiamo, tanto coi proiettili quanto con le penne. Se qualcuno di voi stesse leggendo questo comunicato, metta in atto al più presto, con quanti più compagni possibile, il piano 1-ter/bis voluto dalla LCNC, Lega Contro Il Nuovo Corso. Chi abbiamo di fronte, data la giovinezza, non ha fatto in tempo finora ad ottenere informazioni: abbiate cura di mantenere il riserbo verbale e di non essere visti. Scriviatelo ovunque: sui muri, sui cartelloni. Purché siate chiari e immediati. Se il CNRS (Centre National De La Recherche Scientifique) ha gratificato la vostra brillante iperbole intellettiva con una A+, e nel caso abbiate scelto per premio un velivolo, preparate biglietti e lanciateli dal cielo: loro non potranno leggerli. Le eventuali trasmissioni locali rimaste in onda dovrebbero essere già state messe al corrente dalle autorità competenti. I piloti evitino come bersaglio l’ormai deserta Place De La Fraternitè (ex-Place De La Nation), l’ultima a cadere nei giorni scorsi, dove le famiglie abitanti nei palazzi circostanti si erano asserragliate alla ricerca di un rifugio dalle note squadriglie della morte degli Ulternati. Il governo non è riuscito a far fronte all’invasione del piazzale: in breve tempo quattro manipoli nemici hanno compiuto un massacro, avendo l’accortezza di sventrare le nostre donne incinte poco prima di abbandonare il carnaio informe dei marciapiedi. Proprio le femmine sono rapidamente ascese in queste ore a bene per noi più prezioso, da far evacuare con la massima priorità.&lt;br /&gt;Alcuni esseri veloci e dall’esoscheletro luminoso sono stati visti uscire dai tombini della piazza, pochi secondi prima dell’attacco: sempre più accreditata l’ipotesi secondo cui gli Ulternati avrebbero stabilito la loro base operativa nel sottosuolo parigino, o in quello della vicina ex-colonia di Lutetia. I soldati ultracentenari ossequiati all’Hôtel Des Invalides sorridono di sollievo nelle loro tombe sicure: sanno che ciò che hanno visto è nulla rispetto ai Nuovi Riflessi Generazionali che ora ci sterminano come residui di cancro.&lt;br /&gt;Qualsiasi decisione emerga dal summit, amati Fratelli Imperfetti, tenete a mente queste parole, le mie ultime per questa settimana. C’è una libertà fondamentale, l’unica da cui dipendiamo come uomini: possedere un’identità anche nella nostra umanità. Voi, fratelli cari, siete più perfetti di qualsiasi divinità dall’artificiale genìa adamantina, perché non sapete chi siete e da dove venite, ma avete bisogno del vostro prossimo per conoscere la risposta. I vostri occhi languidi e smarriti lo provano. Difendete questi diritti amando le mogli fino all’estremo, salvaguardandole sino a che la vostra ultima unghia incrostata di polvere, sangue e sudore non sarà spezzata col vostro respiro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1777004274768398315?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1777004274768398315' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1777004274768398315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1777004274768398315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/05/resistenza.html' title='Resistenza'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-5354107439210072285</id><published>2008-04-20T23:10:00.004+02:00</published><updated>2008-05-12T11:49:50.091+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>Voto</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Daniele M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ogni volta arrivano puntuali.&lt;br /&gt;Anzi, devo dire che durante la campagna elettorale del 2006 non si erano fatti sentire.&lt;br /&gt;Non che ne avvertissi la mancanza, ma la loro assenza mi era saltata agli occhi.&lt;br /&gt;Oggi invece finalmente eccolo, puntuale e fastidioso come un disturbo cronico.&lt;br /&gt;Arrogante e dispotico come un esattore di tasse inique.&lt;br /&gt;“Barra il simbolo Popolo delle Libertà- Berlusconi Presidente” in difesa valori e salute dei cittadini soprattutto dei più fragili. Domenico di Virgilio.&lt;br /&gt;L’sms elettorale è un pratica fastidiosa ma affascinante poiché gli interrogativi a cui non trovo risposta sono: “Ma chi è Domenico Di Virgilio? E perché se io non lo conosco  lui dovrebbe conoscere me?”&lt;br /&gt;E soprattutto “chi gli ha dato il mio numero privato di cellulare? Quali studi di riferimento sulla comunicazione targettizzata lo hanno portato a credere che violando la mia privacy o solamente disturbandomi io rimanga “folgorato” a tal punto da votare per lui? Si basa sull’ effetto “recency” di cui parlava Defleur riguardo agli argomenti della comunicazione?”&lt;br /&gt;Si, forse agli indecisi resta la traccia più forte dell’ ultimo messaggio ricevuto (cosiddetto effetto recency) e infatti, nonostante io non appartenga agli indecisi ma ai disgustati di questo ultimo stratagemma comunicativo mi resta impressa la maleducazione delle parti politiche che mendicano voti, penetrando ovunque attraverso tutti gli spiragli, insistenti e anche volgari come se si fosse al mercato del voto in cui chi strilla di più attira clienti.&lt;br /&gt;Il silenzio sarebbe meglio in questo caso, soprattutto dove questo la fa da padrone: al cimitero.&lt;br /&gt;Anche lì, luogo di dolore e silenzio per eccellenza, lo squallore entra.&lt;br /&gt;Ha la faccia di Stefano Aloisi candidato per il municipio XII (guarda caso sempre per il Popolo della Libertà) che troneggia sui banchetti dei venditori di fiori all’ ingresso del cimitero Laurentino.&lt;br /&gt;Anche qui sono la strategia comunicativa e la scelta del canale ad affascinarmi perché, come nel caso dell’sms elettorale, mi viene un’ esclamazione: “Puntuale come la morte!”&lt;br /&gt;Ne ho colto il senso sottile?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-5354107439210072285?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=5354107439210072285' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5354107439210072285'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5354107439210072285'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/voto_20.html' title='Voto'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-1418878775054000982</id><published>2008-04-20T23:10:00.002+02:00</published><updated>2008-05-04T12:47:33.241+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>Il voto secondo il piccolo Giovanni</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Lia C.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo Giovanni, come accadeva ormai da diverse domeniche, quella mattina, aprendo gli occhi, si ritrovò immerso tra le lenzuola del letto del nonno. Il "lettone dei nonni", così infatti lo chiamava il piccolo Giovanni, gli era stato precluso fino alla morte della nonna. Più che morta, credeva che la nonna fosse partita; avesse cioè deciso per qualche motivo inspiegabile di andarsene per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mamma infatti, appena accaduto il triste fatto l'aveva preso in braccio dicendogli affettuosamente: "Giovannino, nonna è andata in cielo."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma torna?" aveva allora chiesto incalzante Giovannino."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No tesoro”, aveva risposto la mamma, "Ma nonna Silvia adesso ti sta più vicina che mai, sta proprio qui, nel tuo cuoricino". &lt;br /&gt;Il piccolo Giovanni era piuttosto confuso: come faceva la nonna a stare nello stesso tempo in cielo e nel suo "cuoricino"?volle tuttavia tentare l'impossibile e prese allora a picchiettarsi il petto,in corrispondenza del cuore, come a bussare: "nonna sei lì? ci sei?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ovviamente non ottenne risposta  e così pensò che  più che stare nel suo cuoricino la nonna fosse partita davvero, come quando si va in vacanza, e che avesse scelto come destinazione il cielo. D'altronde non poteva certo biasimarla: immaginò delle nuvole sofficissime e un piacere nel volare inesauribile. &lt;br /&gt;Il nonno si  alzava di solito molto presto, così quella domenica mattina il piccolo Giovanni al risveglio si ritrovò solo. La prima cosa che fece fu quella di prendere le sue due navi preferite: una nave pirata e una nave della flotta inglese. Orchestrò in pochissimo tempo proprio su quel lettone (le cui lenzuola si adattavano magicamente a rendere l'effetto di una tempesta marina) una grandiosa battaglia navale. Era arrivato allo scontro finale quand'ecco che sente nonno Emilio che lo chiama dalla cucina:"Giovannino sei sveglio?”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Vieni a fare colazione?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il piccolo Giovanni un pò scocciato pensò di dover decidere in fretta chi far morire: il capitano inglese o il pirata? decise per il capitano inglese che tristemente venne risucchiato dalle lenzuola dopo essere stato colpito a morte dal pirata. &lt;br /&gt;Arrivato in cucino come prima cosa, abbracciò il nonno amatissimo, poi si mise seduto a mangiare il suo pane e marmellata. Nonno Emilio per il piccolo Giovanni non significava solo braccia forti e sicure  tra le quali addormentarsi e voce racconta-storie, ma era soprattutto un compagno di giochi. Nonno Emilio per suo nipote si era dovuto prestare alle più varie trasformazioni: era già stato infatti un cavaliere, un leone, un consigliere, il sole, una formica...perfino una principessa da salvare. &lt;br /&gt;Giovanni pensava già al prossimo gioco da animare, in cui sicuramente avrebbe coinvolto il nonno, quando sentì dire proprio da lui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Giovannino, oggi il nonno deve andare a votare. tu verrai con me".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Ma non giocheremo?" chiese preoccupato il  bambino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"No, oggi no.Ci faremo però una bella passeggiata fino alla scuola dove evo votare". &lt;br /&gt;"VOTARE".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parola che non aveva mai sentito pronunciare prima il piccolo Giovanni. Ma in quel momento la sua curiosità per il significato delle parole venne meno e al suo posto prese vigore un fastidio capriccioso; pensò a quante avventure avrebbe  rinunciato per un "devo votare", per una cosa da grandi, inspiegabile. &lt;br /&gt;Mentre si incamminavano verso la scuola il nonno e il nipote si tenevano per mano. Giovanni guardava la sua mano e quella del nonno, più grande, più scura e tracciata da vene che sembravano non contenergli il sangue.  &lt;br /&gt;"Nonno che vuol dire votare?" ecco che la curiosità riemerge.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vico diceva che la curiosità è figlia di ignoranza e madre di scienza. Spesso però nel caso dei bambini quella che gli offrono i "grandi" non rimane fine a se stessa, nel senso che non rimane scienza. Le conoscenze appena apprese vengono subito trasformate dalla fantasia in immagini altrettanto fantasiose. Ed è proprio questo che accadde a Giovannino quando il nonno gli spiegò cosa significasse votare. &lt;br /&gt;"Votare significa scegliere chi ti deve governare" disse il nonno al nipote. &lt;br /&gt;"Che vuol dire governare" &lt;br /&gt;"Governare significa decidere per tutti e in nome di tutti. Quello che governa è colui che decide le cose da fare affinché tutti siano felici." &lt;br /&gt;"E perchè lo devono decidere le persone chi deve governare?" fu allora che il nonno si protrasse in lungaggini filosofiche e irrisolte. Cercò in tutti i modi di spiegare al nipote il principio della democrazia, il concetto di dirittto-dovere del voto, il limite del potere... Ma concetti come quelli non erano per Giovannino. I suoi occhi erano fatti per ben altro. Le storie di cavalieri e dragoni non erano di certo intrise  dell'idea che il potere viene dal basso. I prìncipi nelle storie d'avventura erano già scelti, erano i migliori, e il popolo li amava. E se il regno era minacciato, solo il principe doveva vedersela con forze della magia nera o con i cattivi. Il popolo rimaneva a casa. &lt;br /&gt;Giovannino guardò il nonno e pensò a quanto fosse strano il mondo dei grandi. Il bambino allora arrivò alla conclusione che quelli erano tempi difficili, e che per la prima volta nella storia dei secoli il popolo doveva scendere in campo e combattere per liberare il vero principe, che magari, aggiunse, era intrappolato in una torre altissima sorvegliata da un drago. &lt;br /&gt;Il nonno entrò nella cabina per votare. Giovanni rimase fuori accanto ad una gentile signora che distribuiva delle schede e che, pensò Giovannino , profumava di rose. Allora il bambino credette che quella fosse la principessa e che si occupasse di distribuire l'armatura per la battaglia: "matita e fogli, strane armi!" penso Giovannino; "viviamo proprio in tempi difficili!" &lt;br /&gt;Passarono pochi minuti e il piccolo Giovanni vide riapparire il nonno, poco prima scomparso al di là della cabina che, pensò il bambino, doveva essere sicuramente un portale magico.  &lt;br /&gt;Il nonno ringraziò la signora che profumava di rose, prese per mano il nipotino e si incamminò verso l'uscita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovannino osservò a lungo il nonno e si meravigliò di non vedere neanche un segno della battaglia. Neanche uno strappo, o una piccola ferità. "dev'essere proprio un gran cavaliere, non l'ha colpito nemmeno un dardo infuocato" pensò il nipotino pieno d'orgoglio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-1418878775054000982?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=1418878775054000982' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1418878775054000982'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/1418878775054000982'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/il-voto-secondo-il-piccolo-giovanni.html' title='Il voto secondo il piccolo Giovanni'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-3284676794938808152</id><published>2008-04-20T23:09:00.005+02:00</published><updated>2008-05-12T11:52:11.286+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>Corrispondenze</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la storia di una donna molto malata.&lt;br /&gt;Talmente malconcia che, non avendo più nulla da perdere, si affannava per le strade del mondo mendicando ad ogni ora del giorno.&lt;br /&gt;Avendo al tempo, sentito parlare di un certo Gesù, dei prodigi da lui compiuti, delle miracolose guarigioni elargite, non permise alla propria disperazione di abbatterla,ma, paziente e dignitosa, si mise ad attendere che quell’ultima speranza in carne ed ossa giungesse fino a lei.&lt;br /&gt;Durante quei giorni di interminabile attesa, sentì crescere in lei una forza d’animo, una tenacia tale da convincersi che le sarebbe bastato toccare anche un solo lembo del mantello di quell’ uomo per poter guarire da tutte le pene.&lt;br /&gt;Arrivò così il momento in cui Gesù di Nazaret, oppresso e manomesso da una folla di indistinti, fece visita al misero paese.&lt;br /&gt;La donna, avendo appreso la lieta notizia, si trascinò ansimante fino alla piazza ghermita e sconvolta da una moltitudine fremente, e tendendo la mano debole, riuscì ad la allungarla su quel mantello stretto da tutti per tener fede alla promessa.&lt;br /&gt;Gesù arrestò in un attimo i suoi uffici e raccomandandosi al suo amico disse sicuro: "Pietro, qualcuno mi ha toccato".&lt;br /&gt;Il pescatore, senza capire, rispose che tutti lo acclamavano, lo stringevano, lo strattonavano, le mani su di lui erano molte, tutti lo stavano toccando.&lt;br /&gt;Ma Gesù, avendo avvertito la forza mistica con la quale quel solo ed unico tocco, seppur labile ed affaticato, tanto disperato quanto disperso, l’aveva sfiorato ripetè a Pietro: "Amico, solo una è la mano che mi ha toccato".&lt;br /&gt;E la donna fu salvata.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-3284676794938808152?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=3284676794938808152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3284676794938808152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3284676794938808152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/corrispondenze.html' title='Corrispondenze'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-6105819855703591483</id><published>2008-04-20T23:09:00.004+02:00</published><updated>2008-05-04T12:35:46.341+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>Voto a morte</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Leonardo F.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sole mellifluo e bollente era già alto in cielo; una palla infuocata illuminava tutta la città e ben oltre la città, delineando quella linea dell’orizzonte che ricorda sempre all’uomo la sua finitezza.&lt;br /&gt;Il sole riscaldava tutta l’acropoli recentemente restaurata da Fidia, una sorta di moderno architetto omosessuale maniaco della simmetria, nonché pieno di fronzoli e velleità. Una fiumana di ateniesi sopraggiungeva minuto dopo minuto, accalcandosi come capre, per assistere a quello che oggigiorno definiremmo “l’evento dell’anno” (peccato che nel 399 a.C. non potessero ancora esserci televisioni di tutto il mondo lì pronte a riprendere tutto); quella mattina era infatti in programma l’attesissimo processo a Socrate figlio di Sofronisco e Fenarete, i quali settanta’anni prima avevano concepito un neonato dalla fronte ampia e col naso schiacciato da mastino. &lt;br /&gt;Socrate aveva corrotto i giovani; Socrate aveva introdotto culti diversi da quelli ammessi nella polis; Socrate insomma aveva fatto veramente incazzare le autorità cittadine. &lt;br /&gt;Per tutta la vita Socrate se ne era andato a zonzo per la città a caccia d'interlocutori allo scopo di cercare qualcosa che potesse anche solo avvicinarsi all’aletheia, ad una verità vicina all’uomo ed estranea all’intercessione divina. E quale miglior metodo di quello dialogico per aprire quelle teste dure, a metà tra una noce che deve essere violentemente spaccata ed un guscio dal quale una lumaca timidamente a poco a poco trova il coraggio di uscire?&lt;br /&gt;Era fastidioso, Socrate: un tafano che si divertiva a punzecchiare, scalfendola pian piano, la coscienza ottusa e conformista dei più; un demone interiore aveva affidato a lui, proprio a lui che solo sapeva di nulla poter sapere, la difficile missione di fornire agli altri strumenti utili a scavare nella propria psiche, nell’anima intellettiva e raziocinante.&lt;br /&gt;Era diventato troppo celebre, il personaggio più scomodo degli ultimi cinquant’anni: proseliti e discepoli, a mo di un pellegrinaggio pre-cristiano, venivano a trovarlo da tutte le parti della Grecia, e in lui, come nelle braccia di un messia, ripinevano l’esegesi delle proprie esistenze.&lt;br /&gt;Il Potere si era servito di tre menzonieri prestanome, Meleto, Anito e Licone, i quali, in cambio di cariche pubbliche di quart’ordine, avevano formulato accuse calunniose e mistificatrici, quanto mai lontane dal vero.&lt;br /&gt;Quella mattina invano Socrate si difese pubblicamente, nonostante la sua brillante arringa faccia tutt’oggi eccitare per la sua acutezza i migliori retori forensi. Per uno scarto di quindici miseri voti l’umile ingengo par excellence veniva condannato a morte. Trascorse gli ultimi trenta giorni di vita in una celletta sotterranea, tra i pianti isterici della moglie Santippe, che altro non facevano se non aumentare la tensione, e le parole confortanti e calde dei fedeli amici di sempre.&lt;br /&gt;Non lo attendeva una morte prematura e gloriosa come il prode Achille; ad aspettarlo c’era un misero bicchiere di cicuta che avrebbe silenziosamente fatto cessare il suo battito. Chissà cosa pensò in quei momenti: “Maledetti idioti, ingrati e dementi!”, oppure, “Beh, settant’anni in fondo sono una buona età per morire”.&lt;br /&gt;Fatto sta che il blasone del suo nome ha attraversato i secoli, ed il senso della sua opera è giunto sino a noi. E tutto ciò non può essere connesso al fatto che al tempo anche un solo voto aveva l’enorme potere di decidere tra l’alba e il tramonto, tra l’essere e il nulla, tra la vita e la morte?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-6105819855703591483?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=6105819855703591483' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6105819855703591483'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6105819855703591483'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/voto-morte.html' title='Voto a morte'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-6389174457492164847</id><published>2008-04-20T23:08:00.000+02:00</published><updated>2008-04-21T11:54:31.552+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>La facoltà decaduta</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dicono che il desiderio carnale sia autoaffermazione. In un’epoca dove chiunque, che sia in sella a un purosangue saldo e tornìto o a un puledro bastardo, si arroga il titolo di cavaliere errante nella giostra che ha preventivamente truccato, anche il voto atrofizza chi non lo dà, più di chi non se lo vede ricevere. Privo di voto, sei colpevolmente atono, albero di un sentiero alpino che, trascesa la natura di condanna all’immobilità, sfugge alla demarcazione. Puoi destreggiarti sul filo dell’equilibrista, al di là del bene e del male, né sguardo né guardato, solo scegliendo la via morta che rinchiude in una vita vegetativa. Privo di metro che misuri il tuo spessore verticale, sei asintetico, ma già compiuto. Eppure, per quanto esponente di un’umanità senza volto, intrattieni almeno un legame di stampo contingente col divenire. Sopprimendo il naturale mettere all’indice, al contrario, ti releghi in una torre dai battenti serrati, proprio mentre le sue fondamenta di argilla la tradiscono, non lasciando alla sua gola cavernosa di legno marcio e tufo altro che un grido strozzato dall’abisso in deglutizione. Vedi salire la notte sopra la tua nudità celeste ed estendersi a perdita d’occhio, rendendo il buio padrone dei tuoi bronchi.&lt;br /&gt;Chi invece lo esercita con senso pratico e particolarità, sa che il voto è un momento attivo-passivo, prima individuale che sociale, per quanto i due ambiti siano fra loro in un rapporto univoco e condizionale. Dall’ottica del singolo, il giudizio è un lancio di occhiate chiuse e disperate; esponi un corpo alla deriva rispetto al bozzolo ovattato e opaco del suo centro gravitazionale. Socialmente, è un boomerang che fai vibrare in aria per giustificare e rimarcare il tuo credo, augurandoti che un ente super partes, non la ragione umana arrogantemente plenipotenziaria, devii il suo percorso in una minuscola crepa della Storia, prima faticosa effrazione. Il ritorno, qui tutto negativo, dell’oggetto al proprietario è, ahinoi, affare del governante moderno. Deceduti gli aristoi, proscritti da congiurati dal ghigno amichevole, il giudizio del popolo sui propri capi - anzi quello dell’umanità intera su se stessa - si è fatto disarticolato, vago e astratto come un pendente ferro damòcleo. L’uomo moderno è, già nell’atto giudicante più immediato, un capriccioso angelo mietitore di Innocenza. Occlusa la fonte aurea della Dignità, voto e giudizio sono astragali in mano a giocatori ciechi di Divertissement o a scommettitori fatali, aventi, al massimo dell’ottimismo, la mira di ovviare a un destino più esecrabile. Erano i tempi in cui dio era da poco evaporato dall’aniceo rombo del tuono e dalla linfa delle radici ed era asceso all’algido iperuranio, perché eravamo regrediti alla contemplazione inerte di quella saggezza e rettitudine che ritrovammo nelle nostre guide terrene, un tempo felici come Sisifo in mezzo a noi pietre vive e inconsapevoli.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-6389174457492164847?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=6389174457492164847' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6389174457492164847'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/6389174457492164847'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/la-facolt-decaduta.html' title='La facoltà decaduta'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-3802032579495952232</id><published>2008-04-20T23:07:00.000+02:00</published><updated>2008-04-21T11:55:44.552+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Voto'/><title type='text'>Voto</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poco fa ho ascoltato una canzone alla radio, di un famoso artista. Le parole della canzone mi hanno commosso... “Buonanotte all’Italia, che si fa o si muore”, “tutta questa bellezza senza navigatore”... E’ una canzone dedicata all’Italia, a questo paese pieno di contraddizioni e di tragiche realtà, la cui storia esercita ancora un fascino così forte da ammaliare, sedurre, riempire di orgoglio e stupore, ma la cui situazione attuale fa precipitare in uno sconforto tale che a volte sfiora la disperazione. Questo paese è una mantide, che ti avvinghia e ti avvelena d’amore, è una bella danzatrice scura, che calamita il tuo sguardo e i tuoi pensieri. Dopo che te ne innamori, però, soffri e langui. Ho sempre pensato che essere nata qui non fosse stata una pura coincidenza, ma che fosse stato parte di un disegno ben stabilito, di un progetto che era in serbo per me, e dunque, pensavo, non avrei dovuto rompere questo legame provvidenziale così intriso di mistero e di fascino. Tutto ciò che ascoltiamo e vediamo per la prima volta imprime un segno su di noi che  ci accompagna per tutta la vita. A quelle prime parole, a quelle prime cose che vediamo rimarremo legati per sempre, e torneremo ad amarle , immancabilmente, in ogni istante della nostra vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da qualche anno soprattutto ho iniziato ad amare questa Italia con vigore estremo perché sento che in fondo, io e lei, siamo una cosa sola, ci compenetriamo, e le nostre storie si avviluppano e creano insieme una matassa di magici fili rilucenti. Mi sento parte di lei, dunque, e sento che questo è un legame che non posso assolutamente tradire, che anzi devo onorare. Contro di lei si sono accaniti uomini senza valori e senza scrupoli,  maltrattandola e trascurandola, rendendola oggetto di biechi interessi e guadagni; miserrima, ha subìto come una madre sola e sconsolata il tradimento dei suoi figli, che l’hanno data in pasto a zoomorfi esseri, con poco cervello e tanto pepe sulla lingua o con troppo cervello e poche virtù. Negli ultimi anni, poi, il carosello si è affollato di nuove intrepide comparse, e sono stati rispolverati certi modi di fare politica che richiamano alla mente brutti e vergognosi episodi della storia di questo paese. Tuttavia io non ho mai potuto chiudermi nell’indifferenza: l’apprensione, l’angoscia, la frustrazione, vivono con me, avvelenano il mio cuore, e se ne rimangono lì, buoni buoni, aspettando che finisca per dimenticarmene; ma non posso fingere che tutto quello che sta avvenendo non riguardi me, che non siano affari miei. Non ho mai potuto rinnegare la mia identità. In passato sentimenti come questi di cui parlo sono stati orrendamente distorti e involgariti, usati per attrarre masse di gente ignorante o illusa e spingerle a rincorrere progetti di vana grandezza, di vana gloria, ad assecondare atti di violenza, di brutalità, mentre annegavano nel putrido fango della tirannia. Ma non bisogna farsi confondere: l’identità, il sentimento della patria, l’attaccamento alle proprie radici, sono sentimenti che fanno parte dell’uomo sin dal suo essere animale sociale e che non hanno nulla di volgare, né di banale; possono invece essere stimoli al miglioramento di se stessi, all’affinamento delle proprie sensibilità, all’indagine storica e al desiderio di costruire un mondo migliore. D’altronde la terra è l’anima di ogni uomo, ed egli non è niente senza di essa. Un giorno si leggerà la storia di questi anni su qualche libro di scuola. Si apprenderà di questi ultimi governi, di gente senza il minimo spessore culturale o intellettuale che concorre ad accaparrasi qualche poltrona o qualche ruolo di potere e prestigio. Ci si accorgerà di quale momento buio ha trascorso questo paese, senza più nessuno che lo guidi e che ne esalti le enormi potenzialità. Tutto è fermo mi sembra, almeno da un po’ d’anni, tutto va avanti per forza di inerzia, e questa ennesima propaganda elettorale si trascina stanca e vuota di contenuti, vissuta dalla gente come un fastidio, una ciglia nell’occhio, un sassolino nella scarpa. Ma non la biasimo, perché è difficile dar credito a qualcuno. La politica è diventata tutta una fiera oggigiorno, uno show in cui si macina retorica e volgarità e la si serve per cena alla brava gente. Tutto è abbandonato a se stesso, e quel che è peggio è che si arriva a rimettere in discussione princìpi fondamentali che è la storia ad averci insegnato e i nostri padri ad averci tramandato. Di gente in gamba ne è rimasta assai poca. I politici veri, che richiamano ai valori dello stato e ai diritti fondamentali di ogni uomo e cittadino, si stanno estinguendo, ed è un’agonia per chi ama questa Italia vedere che monumenti di coerenza, onestà e rigore morale se ne vanno mano a mano, ci lasciano, ci passano la mano, e noi non sembriamo in grado di raccogliere la loro eredità e continuare il loro lavoro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giovani che si affacciano alla politica poi, o almeno la gran parte di loro, non promettono certo un gran che, tutti presi ad affaccendarsi come piccole servizievoli formichine attorno a qualche testa calda, chiusi nei loro circoli stantii, tutti nella trepida attesa di accaparrarsi qualcosa. Lì, in quelle umide stanze vivacizzate da qualche poster, già stanchi e svogliati, biascicano parole e ciancicano proposte. Si appropriano di una retorica di cui non conoscono il senso, bestemmiano contro la democrazia e  la repubblica, imitando i loro padrini di battesimo che li incoraggiano propinandogli quegli smaglianti sorrisi alla tv.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la nostra intellettualità? Quel capitale collettivo di ingegno e sapienza, maestranza e cultura, dov’è, perché non fa sentire la sua voce? Non so, non so perché tutti abbiano smesso di ribellarsi e di protestare, sarà colpa di questa società del benessere, o almeno del falso benessere, che ci ottenebra la mente e non ci dà la forza di emergere da questo letargo. Non siamo più in grado di associarci insieme per dar vita a qualcosa che non sia la rozza protesta di piazza a professare l’antipolitica, a sventolare cartelloni e suonare canzonette. Uno storico degli ultimi decenni ci parla di “identità liquide” per questa nostra travagliata contemporaneità, ed io ritengo che tutto ormai possa dirsi liquido, annacquato, come soluto , in prima istanza le relazioni sociali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi domando se fra dieci anni sarà cambiato qualcosa, se si aprirà una fase propositiva per questo paese, in cui si riaccenderanno i motori della crescita e dello sviluppo, e si toglierà un po’ di polvere ai tristi e felici ricordi del passato, per tornare ad averli ben visibili di fronte agli occhi. Me lo auguro. Forse le prossime elezioni potranno non concludersi con un così drammatico risultato; magari la prossima legislatura potrà riservare belle sorprese e realizzare alcune di quelle cose che se pur non osiamo sperare, sappiamo bene dove sono custodite. Ci sono molte persone che valgono, ne sono sicura, e in fondo sono soltanto le persone a fare la politica, non le logiche di partito, non la retorica né le false intenzioni né gli impegni mancati. Sono gli uomini, quegli uomini che mi immagino partire con un gruzzoletto di speranze, biglie colorate sottratte ai compagni giocando in un vicolo sgangherato, e da quel vicolo trovano il cammino per imboccare la giusta strada e divenire grandi, e cambiare la storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che tutto ciò suoni come il classico errore dei principianti, dei perenni sognatori intontiti, che vagheggiano quegli anni in bianco e nero di ‘I have a dream’, non mi importa poi molto. Conservo con orgoglio moltissime speranze e credo sinceramente che qualcosa possa cambiare. Credo che tanta gente possa dare e fare molto, tanti uomini e donne, sta a loro però trovare il coraggio di farsi strada e dire la propria, fendendo la spessa coltre che separa il potere di fare qualcosa dalle persone che sono in grado di farlo, con la mente e con il cuore. Sta a loro riscoprire, in questo mondo dove nulla si conquista e tutto si compra, la gratuità di un gesto di enorme importanza e responsabilità, un gesto tutto nostro che nessuno può sottrarci, perché la speranza in questi casi non deve essere una semplice aspettativa, ma un dovere. E per vederla fiorire, quella speranza, occorre imparare a convivere con il caos e l’indecenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora come ora, è il contingente e l’immediato a scuotermi, è il credo interiore, forte e chiaro, che non c’è domani senza partecipazione, non c’è domani, senza voto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-3802032579495952232?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=3802032579495952232' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3802032579495952232'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/3802032579495952232'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/voto.html' title='Voto'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-2088170606614673860</id><published>2008-04-05T23:59:00.004+02:00</published><updated>2008-05-12T11:53:47.909+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rapidità'/><title type='text'>Di colpo tutto si ferma</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Flavia L.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di colpo tutto si ferma, la dimensione del tempo cambia.&lt;br /&gt;Da convulsa la vita si fa lenta.&lt;br /&gt;E’ una &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;grazia&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Questa è la prima volta che ti parlo da quando ho appreso della tua esistenza. Osservo alcuni tratti del mio volto che si riflettono nel vetro, nient’altro che tremule ombre spente; mi cerco in questa immagine confusa, sperando di cogliere qualcosa che finalmente mi sciolga da ogni dubbio e che mi dia coraggio. Non c’è più tempo ormai: nessun calcolo da fare, nessuna illusione da conservare, nessuna scusa; niente più corse, salite e scalate; niente più giochi al massacro. Nessuna amara vittoria che sia già scaduta, nessuna precaria soddisfazione, nessuno sguardo di approvazione da dover memorizzare. Il tempo delle scommesse si è concluso e mi appare ora infinitamente lontano, insopportabile a ripensarlo e ripercorrerlo con la mente. Non posso distogliere lo sguardo da questo vetro, non devo più avere paura.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa è la prima volta che ti ringrazio per avermi messo in salvo e liberato dalla schiavitù di un mondo senza luce. Grazie per aver arrestato la mia corsa con l’urto della tua possenza, con l’imperio che solo uno spirito infinito può esercitare, e per avermi inondato di luce pura, tanto da restarne abbagliata. Forse non sopportavi più di assistere a questa schiumosa, selvaggia corsa senza tempo, che affanna e umilia; forse hai provato pietà per me e sei venuta a farmi conoscere la pace dello spirito. Mentre cerco di gettarmi nell’abisso dei miei occhi, mi sento accarezzare ritmicamente da un’onda di calma, calda e silenziosa, come se mi fossi seduta con te sulla riva di un ruscello scaldato dal sole e ti sentissi sussurrare nelle mie orecchie parole che evocano il mondo da cui provieni, il Dio che ti ha generato e che ti affida ora a me.&lt;br /&gt;E’ dolce il riposo: non mi sentivo così da quando mio padre mi prendeva in braccio da bambina ed io scaricavo addosso a lui -le piccole braccia appese al suo collo- tutto il peso del mio amore e i vezzi che solo una bambina può concedersi. Così ricordo il riposo, come un momento di totale abbandono: gonfia e stordita dal sonno mi sentivo protetta; le mie gambe penzolavano nel vuoto.&lt;br /&gt;Così torno a sentirmi oggi, protetta dal miracolo che porto dentro di me, dall’energia e dalla forza che sprigioni. C’è tempo ora di curare le mie ferite e riprendere fiato. Ora non sono più sola e non ho più paura.&lt;br /&gt;Non devo più rapire la vita: solo camminare al tuo fianco.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-2088170606614673860?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=2088170606614673860' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2088170606614673860'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2088170606614673860'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/rapidit_8813.html' title='Di colpo tutto si ferma'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-2772110993467061437</id><published>2008-04-05T23:58:00.005+02:00</published><updated>2008-05-12T11:54:30.242+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rapidità'/><title type='text'>Rapidità</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maria Rita D. B.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La morte si nasconde negli orologi, sosteneva il Belli.&lt;br /&gt;Ironica e tragica espressione di una tra le principali questioni che lasciano vacillare nel dubbio la spavalderia umana.&lt;br /&gt;Poetica e realistica al contempo. Come se la poesia non potesse vantare poi connotazioni realistiche.&lt;br /&gt;La morte nascosta nel tempo, nello strumento di cui ci serviamo per calcolarlo, per misurarlo.&lt;br /&gt;Nascosta nella quantità di giri delle lancette, nella sicurezza che arriveranno un luogo, uno spazio e un momento in cui la rapidità del loro susseguirsi cesserà.&lt;br /&gt;Rapidità dunque come categoria del tempo. La più amara. La più ambigua. Tanto quanto il tempo sembri non poter prescindere da essa.&lt;br /&gt;La lentezza non lo è altrettanto. Il tempo è lento quando lo si vive nell’ozio, nella noia; quando si attende qualcosa in là da venire, quando si ha fretta di voler arrivare o partire.&lt;br /&gt;La rapidità è il ritmo reale del tempo, la lentezza quello artificiale. Mi si potrebbe obiettare che anche il tempo rapido è associabile ad un rimando di altre circostanze, al divertimento, alla spensieratezza, all’infanzia perché no, al benessere, all’attesa che smentisce il perdurarsi di ciò che si agogna ad esempio.&lt;br /&gt;Alla fine dei conti però, bella o brutta che sia stata la vita, ci troviamo sempre a volerne ancora, a non saziarci mai, ragion per cui la vorremmo diluire, rallentare, fermare, cosa che proprio la rapidità del suo scorrere reale ci impedisce categoricamente.&lt;br /&gt;Come l’abisso tra gli avverbi “già” e “ancora”; l’uno ,rivolto alla rapidità di un fatto terminato inaspettatamente, l’altro, alla lentezza di uno scorrere interminabile.&lt;br /&gt;Entrambi destano in noi meraviglia, stupore, come se non fossimo mai preparati abbastanza né all’una, né all’altra categoria.&lt;br /&gt;La sottile differenza che intercorre tra la rapidità e la velocità rimane una questione puramente morale. Nel senso più ampio possibile la velocità implica un giudizio dal quale la rapidità è esente.&lt;br /&gt;Quello sul bene. Un atto di velocità porta con sé tutto il peso della negligenza, della sciatteria, dell’insufficienza. Dunque moralmente classificabile in negativo.&lt;br /&gt;In pochi casi può risultare altresì valore aggiunto, come quella capacità di gestire e dirigere ingorghi guadagnando attimi sulla corsa del gigante del tempo. Dunque logisticamente classificabile in positivo.&lt;br /&gt;La rapidità riguarda categorie mentali e sociali.&lt;br /&gt;In primo luogo è sinonimo di agilità, di sveltezza, di collegamento intellettivo, di fluidità.&lt;br /&gt;In secondo luogo apre una questione sociale dicotomica tra una richiesta sul dover essere e un’altra riguardante il saper essere.&lt;br /&gt;Sono le contingenze strutturali del sociale a costringerci in una generica rapidità; questo coinvolge la quantità di attività da svolgere, il susseguirsi scattante ed evanescente degli impegni da dover prendere, l’intrattenimento quotidiano; persino l’istruzione, il raggiungimento di obiettivi, l’approdo verso una carriera sicura, è bene che si svolgano il più rapidamente possibile, come le scalate verso i desideri.&lt;br /&gt;Credo che alle spalle di ciò si annodi il grande sentimento di paura che invade l’essere umano, quello di perdersi nel tempo fino a smarrirlo.&lt;br /&gt;D’altra parte, ognuno è figlio del proprio volere, come del proprio sapere.&lt;br /&gt;Quando poi la nostra, intima unità di misura del tempo non coincide con quella comune, quando non è rapido il nostro tempo, quando non rema insieme a quello degli altri, è proprio allora che, passo dopo passo, si finisce con l’allontanarsi dal mondo, con il rinunciare ad esso, che sarebbe come rinunciare a noi stessi, dal momento in cui, come ricorda il buon Aristotele, l’uomo è un animale sociale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-2772110993467061437?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=2772110993467061437' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2772110993467061437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/2772110993467061437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/rapidit_2429.html' title='Rapidità'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-5938806054269373242</id><published>2008-04-05T23:58:00.004+02:00</published><updated>2008-05-03T22:16:50.893+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rapidità'/><title type='text'>55 giorni</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Leonardo F.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;55 giorni: questo il tempo che intercorse tra il 16 marzo ed il 9 maggio di trent’anni fa, tra il sanguinario e scenografico rapimento di via Fani (non foss’altro che per i 95 colpi sparati in 70 secondi ed i 5 cadaveri sull’asfalto) e la silenziosa, intima esecuzione nel covo-bunker di via Montalcini.&lt;br /&gt;55 giorni trascorsi tra appelli e proclami, tra arresti ed interrogatori, tra posti di blocco ed intercettazioni, tra piste sicure e meno sicure soffiate: tra la flebile speranza di una lieta conclusione e l’ingombrante consapevolezza di un tragico ed inevitabile epilogo.&lt;br /&gt;55 giorni durante i quali due opposti schieramenti si affrontarono dialetticamente e non solo: da una parte i socialisti di Craxi, tra tutti il più energico, comunisti, radicali e un pugno di democristiani pronti a trattare con i carcerieri per tentare di salvare la vita del prigioniero; dall’altra lo zoccolo duro della DC, da Andreotti a Fanfani, da Zaccagnini a Cossiga, decisi a non scendere a patti con i brigatisti, poiché anche un solo accenno di trattativa avrebbe significato un riconoscimento politico, col conseguente crollo, a sentir loro, della santità delle istituzioni e dell’idea stessa di Stato liberale fondato sull’organum della democrazia parlamentare.&lt;br /&gt;55 giorni durarono i colloqui tra il boia ed il condannato: il primo, Mario Moretti, emiliano di nascita ma torinese d’adozione, cresciuto nel triangolo industriale tra i collettivi di fabbrica, da quattro anni leader delle BR; di fronte l’onorevole Aldo Moro, presidente della DC e già due volte Primo Ministro, cattedra di Diritto Pubblico alla “Sapienza” di Roma, moglie, due figli ed un nipotino di tre anni, Luca, al quale durante la prigionia indirizzerà una lettera di commovente profondità. Due modi opposti d’intendere la politica e la vita, una partita giocata in una stanzetta insonorizzata 2m. X 1m., un giocatore dal volto barbuto e pulito, l’altro coperto da passamontagna; una partita che termina alle sei del mattino nel bagagliaio di una Renault 4 amaranto con nove colpi di una mitraglietta Skorpion calibro 7,65 che alle spalle trivellano, maciullandolo, il corpo di un uomo capace di andare incontro alla morte con una rara e rassegnata dignità. Nove, il numero perfetto, tre volte tre: macabra simbologia per un uomo di fede come Moro.&lt;br /&gt;Ma tutto ebbe inizio molto tempo prima di quei 55 giorni, allorquando già agli albori del XVI secolo la scienza, intesa non più solo come techne, iniziò a soppiantare le categorie di valori giudaico-cristiani che da più di due millenni l’avevano fatta da padroni.&lt;br /&gt;Nei quattro secoli successivi la Storia ha assistito a repentini ribaltamenti d’ogni forma ed intensità: dalle piccole battaglie alle guerre mondiali, dal pensiero all’azione, dallo spiritualismo al materialismo, dalla fede alla ragione illuminata, dalla specie all’individuo, dalla lentezza alla rapidità. E spazio e tempo non bastano più. Bombe che rapidamente demoliscono interi paesi, droghe che rapidamente bruciano cervelli, rapidissime automobili che vanno a schiantarsi lì dove capita, e milioni di persone che rapidamente ogni anno continuano a morire di stenti.&lt;br /&gt;E forse allora, dall’altro della sua grandezza, Moro non a caso scriverà nell’ultima lettera alla famiglia, quasi a monito per le future generazioni: “Dopo la mia morte, tutto sia calmo”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-5938806054269373242?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=5938806054269373242' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5938806054269373242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/5938806054269373242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/55-giorni.html' title='55 giorni'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3605535641255404000.post-7901708907008775375</id><published>2008-04-05T23:57:00.003+02:00</published><updated>2008-04-09T20:10:57.396+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Rapidità'/><title type='text'>Polarità di una vertigine</title><content type='html'>di &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Niccolò&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; M.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La rapidità, nel senso di scatto e movimento repentino, è l’irripetibile acuto sito nell’albeggiare di ogni cosa. Così, se hai dalla tua lucidità e propriocezione, sei in grado di sostenere l’immaginazione dei passi irrequieti e circolari di Churchill nella sua sala di orchestrazione come labili petali di giglio, o annichilenti scalfiture di martello sul tuo pannello toracico. Al contrario, a un uomo debole di cuore converrebbe pensare al D-Day come a una danza di fuochi artificiali e metallo rilucente dallo svolgimento preredatto. Cosa che in parte fu. Ma è costui un ostinato Seneca meditatore posto di fronte a uno spettacolo di magia reso ancor più avvincente dall’imperizia degli apprendisti. Del drappo della virtualità ci si ammantano i credenti, o gli ebefrenici; ma riposa insostenibile sulle spalle di qualsiasi uomo i cui ideali siano a tal punto avvezzi a fare i conti con l’impietosità storica da poggiarvi le proprie fondamenta logico-esistentive. Quel che si osserva rarefatta è la parte sottostante, il sostrato da cui irradia l’Imponderabile. Come la rivolta più efficace nasce dallo strato più abietto della civiltà, così l’Imponderabile rivela tutta la sua portata determinante quando parte dal basso di quello che è: l’Inaspettato. Ma sostrato, per la coscienza percettiva che tutto livella a sé, equivale a sovrastruttura. Se il sostrato schiera ad avanguardia l’Inaspettato, la sovrastruttura pone l’Intangibile tra le fila dei suoi fanti. Poiché, se la rapidità si potesse districare al tocco, non prenderebbe forma che in pachidermiche, pesanti evocazioni. Se si potesse quantificare, potresti calcolarne con precisione svizzera cadenza e dilazione. Dall’ente più infinitesimale al fenomeno abbacinante, tutto può scoprirsi, pertanto, origine di se’. Ogni momento è l’eventualità di un acuto, un urlo stridulo di fulmineità, che sappia di rena di fiume o odori della rugiada delle prime luci. Ogni ripetitivo giro di lume del faro, scorto da una barca malsicura e afflitta dalla burrasca, un’intuizione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3605535641255404000-7901708907008775375?l=blogletterario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=3605535641255404000&amp;postID=7901708907008775375' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/7901708907008775375'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3605535641255404000/posts/default/7901708907008775375'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://blogletterario.blogspot.com/2008/04/rapidit_05.html' title='Polarità di una vertigine'/><author><name>Mad_Griffith</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
