Presentazione

Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.

Circolo Letterario Nomade

Commiato

di Maria Rita D. B.

Tutt’intorno, un pullulare di voci.
Una folla mai immaginata prima d’ora, stretta e trepidante, radunata tutta in questa piazza grigia, in un giorno senza sole.
Questa moltitudine attende con la clessidra alla mano la mia fine.
Ho gli occhi chiusi, e quand’anche provi a tentare un movimento delle palpebre verso l’alto, mi accorgo di avere il volto serrato in un cappuccio scuro.
Sono in piedi, e sussulto ad ogni minimo spostamento.
Non ho paura, non c’è più tempo per provarne.
L’attesa per questo giorno è stata una pesca d’aspetto; una resa incondizionata senza posto per l’umana compassione.
Anestetizzato e stordito, è la follia dell’impotenza a suggerirmi questi pensieri.
Non c’è tremore,ma rimpianto.
Il rimpianto per una privazione; non quella per la vita che mi stanno per strappare,quanto per questo taglio netto e sordo che scioglierà ogni legame tra il mio corpo e la mia testa.
Mi porteranno via questa scatola pesante e polifunzionale,questo labirintico ripostiglio dell’anima,comunicante tra interno ed esterno.
Puniranno il crimine che ho commesso portando via il luogo nel quale gli ho dato forma, poi corpo ed infine vita.
La residenza intrinseca d’ogni mio gesto, d’ogni ricordo, d’ogni stagione trascorsa;
e m’accarezzo nostalgico il capo,pazzo,e m’inginocchio percuotendolo sulla terra per giocare d’anticipo.
E non odo più alcun brusìo attorno, la folla attendeva la rivelazione del mio diavolo, la compostezza non fa scandalo.
Nessun soffio di vento tra i capelli fu mai tanto disperato.

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