di Maria Rita D. B.
l bianco che con tre o quattro battute sto già sporcando,l’inchiostro scuro che lo macchierà ad intervalli regolari,ed il suono che produrrò modulando vocali e consonanti in un fugacissimo susseguirsi,ne sono certa,non sortiranno su di voi uditori,amici,compagni,o lettori sconosciuti,il medesimo effetto.
C’è di più.
Tra ciò che intenderò esprimere, ciò che esprimerò realmente ed infine, ciò che giungerà alle vostre orecchie(occhi in altri casi) navigheranno mari che non confluiranno mai tra loro.
Questi meccanismi piacevoli e spiacevoli al contempo sono da imputare al mestiere più antico del mondo, il quale senza pensare a male, può riassumersi in ciò che i critici amano chiamare arte del comunicare, anche se più banalmente, mi sto riferendo al mero atto della comunicazione,la quale,pensata in termini artistici mi rimanda più che altro all’oratoria.
Questo meccanismo oscuro ed involontario alla portata di tutti che non garantisce mai a nessuno uno scientifico e matematico prodotto.
Ecco che quando credo di aver portato alla luce ogni sillaba, di aver fornito ai miei interlocutori ogni mezzo per poter capire quella specifica e sola cosa che mi affanno a determinare, mi tradiscono lo sguardo,il movimento,la voce, e mentre le parole si muovono in direzione ovest,tutto il resto si divincola per tentare altri monti.
Comunicare non è impresa ardua.
Lo è il comunicare correttamente quando con questo termine si voglia intendere raggiungere un grado massimo di comprensibilità,di chiarezza,ovvero,portare agli altri ciò che si ha dentro,rendersi visibili,dar voce o movimento agli ingranaggi nascosti nelle nostre teste.
Quante volte vi sarà stato imputato il grave fatto di non essere chiari?
Mi piace pensare che fin quando dovrò dire”Scusa mi passi quella penna blu che si trova alla tua sinistra”le informazioni saranno rapide, articolerò suoni e fonemi l’uno di seguito all’altro senza minimamente soffermarmi sulla qualità o sul loro significato intrinseco,sarò abile e concisa nel raggiungere uno scopo,nel non voler dire nient’altro che quello.
Ma quando la rete si fissa su uno di quei tanti cubi ottagonali, e decide di farlo emergere,nudo,impreparato,decide di punirlo perché ha fatto troppo baccano nelle profondità,si è mosso troppo e per troppo tempo tra gli altri disturbandone i sonni,i silenzi,irrequieto ha mostrato la propria indipendenza,ragion per cui,quella cosa che chiamiamo coscienza,ha deciso,attraverso strutturali e complicati sistemi freudiani, di puntargli un faro in faccia comandandogli di girarsi su ognuno dei suoi otto lati per farsi vedere bene ,e quello,poveretto,tremante ed indeciso rimane fermo,poi pian piano,stanco di attendere inizia a mostrarsi nel suo nuovo habitat,si drizza in piedi,ma magari inciampa,si rigira sempre sugli stessi lati dimenticandosi dei rimanenti,ecco,ecco che tutta la sicurezza e la giustezza del suo essere,perdono di significato e non trovano immediatamente il proprio uscio.
Magari ci vorranno degli anni, prima che si tolga di dosso la polvere,l’imbarazzo,prima che ritrovi quella innata dimestichezza con se stesso e che si faccia vedere nella propria autenticità dagli altri.
Non vorrei risultasse da questo mio vagheggiare una sciocca credenza:quella che la vera,pura,non alterata comunicazione,per la sottoscritta esista solo tra noi e la nostra anima.
A chi avesse di questi vezzi,consiglio una vita ascetica,lontana dai turbamenti che questo mestiere infligge e comporta.
L’asceta non ha preoccupazione di venir compreso,non ha pensiero nel gestire e relazionare se stesso agli altri,gli basta calare il paniere dalle meteore e scrivere una lista della spesa;al massimo chi la riceverà penserà,a seconda delle quantità richieste che il personaggio abbia più o meno fame del solito e avrà delucidazioni sulle sue abitudini alimentari,ma questa è un’altra storia.
Tornando a noi,e a tutti coloro i quali eludano la possibilità eremitica,non credo possa esistere comunicazione senza un motivo per farlo,il mio sforzo,quello della mia coscienza,quello del mio superego sarebbero del tutto vani se ad accoglierli o a combatterli non ci fosse qualcuno.
Se e quando la rete cattura e svecchia, punendomi dolcemente, scatolette indisciplinate piene di tutto, ciò che prima d’allora (si trattasse anche d’un solo pensiero) era rimasto in caldo,lo fa senza un criterio studiato,senza ordini semantici o fonetici stabiliti,ed ecco che tra una parola ed un’altra componenti del medesimo pensiero ci sono intervalli, scelte momentanee, gesti collaterali,toni alti e bassi,moti di silenzio, riavvolgimenti di nastro e pause che non ci rilassano, c’è una tensione nel comunicare che non si spegne,una disperazione intima nel sentire di aver fallito talvolta,che ritengo,ora più che mai,siano il segno d’amore per eccellenza per i compagni di vita che scegliamo,per quelli che sfioriamo,e, non in minor misura,per quelli che non raggiungeremo mai.
Presentazione
Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.
Buona lettura.

Nessun commento:
Posta un commento