di Flavia L.
Poco fa ho ascoltato una canzone alla radio, di un famoso artista. Le parole della canzone mi hanno commosso... “Buonanotte all’Italia, che si fa o si muore”, “tutta questa bellezza senza navigatore”... E’ una canzone dedicata all’Italia, a questo paese pieno di contraddizioni e di tragiche realtà, la cui storia esercita ancora un fascino così forte da ammaliare, sedurre, riempire di orgoglio e stupore, ma la cui situazione attuale fa precipitare in uno sconforto tale che a volte sfiora la disperazione. Questo paese è una mantide, che ti avvinghia e ti avvelena d’amore, è una bella danzatrice scura, che calamita il tuo sguardo e i tuoi pensieri. Dopo che te ne innamori, però, soffri e langui. Ho sempre pensato che essere nata qui non fosse stata una pura coincidenza, ma che fosse stato parte di un disegno ben stabilito, di un progetto che era in serbo per me, e dunque, pensavo, non avrei dovuto rompere questo legame provvidenziale così intriso di mistero e di fascino. Tutto ciò che ascoltiamo e vediamo per la prima volta imprime un segno su di noi che ci accompagna per tutta la vita. A quelle prime parole, a quelle prime cose che vediamo rimarremo legati per sempre, e torneremo ad amarle , immancabilmente, in ogni istante della nostra vita.
Da qualche anno soprattutto ho iniziato ad amare questa Italia con vigore estremo perché sento che in fondo, io e lei, siamo una cosa sola, ci compenetriamo, e le nostre storie si avviluppano e creano insieme una matassa di magici fili rilucenti. Mi sento parte di lei, dunque, e sento che questo è un legame che non posso assolutamente tradire, che anzi devo onorare. Contro di lei si sono accaniti uomini senza valori e senza scrupoli, maltrattandola e trascurandola, rendendola oggetto di biechi interessi e guadagni; miserrima, ha subìto come una madre sola e sconsolata il tradimento dei suoi figli, che l’hanno data in pasto a zoomorfi esseri, con poco cervello e tanto pepe sulla lingua o con troppo cervello e poche virtù. Negli ultimi anni, poi, il carosello si è affollato di nuove intrepide comparse, e sono stati rispolverati certi modi di fare politica che richiamano alla mente brutti e vergognosi episodi della storia di questo paese. Tuttavia io non ho mai potuto chiudermi nell’indifferenza: l’apprensione, l’angoscia, la frustrazione, vivono con me, avvelenano il mio cuore, e se ne rimangono lì, buoni buoni, aspettando che finisca per dimenticarmene; ma non posso fingere che tutto quello che sta avvenendo non riguardi me, che non siano affari miei. Non ho mai potuto rinnegare la mia identità. In passato sentimenti come questi di cui parlo sono stati orrendamente distorti e involgariti, usati per attrarre masse di gente ignorante o illusa e spingerle a rincorrere progetti di vana grandezza, di vana gloria, ad assecondare atti di violenza, di brutalità, mentre annegavano nel putrido fango della tirannia. Ma non bisogna farsi confondere: l’identità, il sentimento della patria, l’attaccamento alle proprie radici, sono sentimenti che fanno parte dell’uomo sin dal suo essere animale sociale e che non hanno nulla di volgare, né di banale; possono invece essere stimoli al miglioramento di se stessi, all’affinamento delle proprie sensibilità, all’indagine storica e al desiderio di costruire un mondo migliore. D’altronde la terra è l’anima di ogni uomo, ed egli non è niente senza di essa. Un giorno si leggerà la storia di questi anni su qualche libro di scuola. Si apprenderà di questi ultimi governi, di gente senza il minimo spessore culturale o intellettuale che concorre ad accaparrasi qualche poltrona o qualche ruolo di potere e prestigio. Ci si accorgerà di quale momento buio ha trascorso questo paese, senza più nessuno che lo guidi e che ne esalti le enormi potenzialità. Tutto è fermo mi sembra, almeno da un po’ d’anni, tutto va avanti per forza di inerzia, e questa ennesima propaganda elettorale si trascina stanca e vuota di contenuti, vissuta dalla gente come un fastidio, una ciglia nell’occhio, un sassolino nella scarpa. Ma non la biasimo, perché è difficile dar credito a qualcuno. La politica è diventata tutta una fiera oggigiorno, uno show in cui si macina retorica e volgarità e la si serve per cena alla brava gente. Tutto è abbandonato a se stesso, e quel che è peggio è che si arriva a rimettere in discussione princìpi fondamentali che è la storia ad averci insegnato e i nostri padri ad averci tramandato. Di gente in gamba ne è rimasta assai poca. I politici veri, che richiamano ai valori dello stato e ai diritti fondamentali di ogni uomo e cittadino, si stanno estinguendo, ed è un’agonia per chi ama questa Italia vedere che monumenti di coerenza, onestà e rigore morale se ne vanno mano a mano, ci lasciano, ci passano la mano, e noi non sembriamo in grado di raccogliere la loro eredità e continuare il loro lavoro.
I giovani che si affacciano alla politica poi, o almeno la gran parte di loro, non promettono certo un gran che, tutti presi ad affaccendarsi come piccole servizievoli formichine attorno a qualche testa calda, chiusi nei loro circoli stantii, tutti nella trepida attesa di accaparrarsi qualcosa. Lì, in quelle umide stanze vivacizzate da qualche poster, già stanchi e svogliati, biascicano parole e ciancicano proposte. Si appropriano di una retorica di cui non conoscono il senso, bestemmiano contro la democrazia e la repubblica, imitando i loro padrini di battesimo che li incoraggiano propinandogli quegli smaglianti sorrisi alla tv.
E la nostra intellettualità? Quel capitale collettivo di ingegno e sapienza, maestranza e cultura, dov’è, perché non fa sentire la sua voce? Non so, non so perché tutti abbiano smesso di ribellarsi e di protestare, sarà colpa di questa società del benessere, o almeno del falso benessere, che ci ottenebra la mente e non ci dà la forza di emergere da questo letargo. Non siamo più in grado di associarci insieme per dar vita a qualcosa che non sia la rozza protesta di piazza a professare l’antipolitica, a sventolare cartelloni e suonare canzonette. Uno storico degli ultimi decenni ci parla di “identità liquide” per questa nostra travagliata contemporaneità, ed io ritengo che tutto ormai possa dirsi liquido, annacquato, come soluto , in prima istanza le relazioni sociali.
Mi domando se fra dieci anni sarà cambiato qualcosa, se si aprirà una fase propositiva per questo paese, in cui si riaccenderanno i motori della crescita e dello sviluppo, e si toglierà un po’ di polvere ai tristi e felici ricordi del passato, per tornare ad averli ben visibili di fronte agli occhi. Me lo auguro. Forse le prossime elezioni potranno non concludersi con un così drammatico risultato; magari la prossima legislatura potrà riservare belle sorprese e realizzare alcune di quelle cose che se pur non osiamo sperare, sappiamo bene dove sono custodite. Ci sono molte persone che valgono, ne sono sicura, e in fondo sono soltanto le persone a fare la politica, non le logiche di partito, non la retorica né le false intenzioni né gli impegni mancati. Sono gli uomini, quegli uomini che mi immagino partire con un gruzzoletto di speranze, biglie colorate sottratte ai compagni giocando in un vicolo sgangherato, e da quel vicolo trovano il cammino per imboccare la giusta strada e divenire grandi, e cambiare la storia.
Che tutto ciò suoni come il classico errore dei principianti, dei perenni sognatori intontiti, che vagheggiano quegli anni in bianco e nero di ‘I have a dream’, non mi importa poi molto. Conservo con orgoglio moltissime speranze e credo sinceramente che qualcosa possa cambiare. Credo che tanta gente possa dare e fare molto, tanti uomini e donne, sta a loro però trovare il coraggio di farsi strada e dire la propria, fendendo la spessa coltre che separa il potere di fare qualcosa dalle persone che sono in grado di farlo, con la mente e con il cuore. Sta a loro riscoprire, in questo mondo dove nulla si conquista e tutto si compra, la gratuità di un gesto di enorme importanza e responsabilità, un gesto tutto nostro che nessuno può sottrarci, perché la speranza in questi casi non deve essere una semplice aspettativa, ma un dovere. E per vederla fiorire, quella speranza, occorre imparare a convivere con il caos e l’indecenza.
Ora come ora, è il contingente e l’immediato a scuotermi, è il credo interiore, forte e chiaro, che non c’è domani senza partecipazione, non c’è domani, senza voto.
Presentazione
Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.
Buona lettura.

1 commento:
da oggi l'italia ha fatto una scelta epocale..da oggi posso dire di non avere più una patria..dal 1946 non ci saranno più socialisti e comunisti in parlamento ma la nipote del duce..gli italiani hanno scelto,hanno dato 10 punti percentuali ad una destra populista,liberticida e secessionista..non ci sono neanche democristiani ma solo arrivisti..praticamente è fallita la costituzione..un voto in controtendenza con tutta europa..buonanotte all'italia..e domani in risveglio sarà ancora più amaro..Diego
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