di Flavia L.
Di colpo tutto si ferma, la dimensione del tempo cambia.
Da convulsa la vita si fa lenta.
E’ una grazia.
Questa è la prima volta che ti parlo da quando ho appreso della tua esistenza. Osservo alcuni tratti del mio volto che si riflettono nel vetro, nient’altro che tremule ombre spente; mi cerco in questa immagine confusa, sperando di cogliere qualcosa che finalmente mi sciolga da ogni dubbio e che mi dia coraggio. Non c’è più tempo ormai: nessun calcolo da fare, nessuna illusione da conservare, nessuna scusa; niente più corse, salite e scalate; niente più giochi al massacro. Nessuna amara vittoria che sia già scaduta, nessuna precaria soddisfazione, nessuno sguardo di approvazione da dover memorizzare. Il tempo delle scommesse si è concluso e mi appare ora infinitamente lontano, insopportabile a ripensarlo e ripercorrerlo con la mente. Non posso distogliere lo sguardo da questo vetro, non devo più avere paura.
Questa è la prima volta che ti ringrazio per avermi messo in salvo e liberato dalla schiavitù di un mondo senza luce. Grazie per aver arrestato la mia corsa con l’urto della tua possenza, con l’imperio che solo uno spirito infinito può esercitare, e per avermi inondato di luce pura, tanto da restarne abbagliata. Forse non sopportavi più di assistere a questa schiumosa, selvaggia corsa senza tempo, che affanna e umilia; forse hai provato pietà per me e sei venuta a farmi conoscere la pace dello spirito. Mentre cerco di gettarmi nell’abisso dei miei occhi, mi sento accarezzare ritmicamente da un’onda di calma, calda e silenziosa, come se mi fossi seduta con te sulla riva di un ruscello scaldato dal sole e ti sentissi sussurrare nelle mie orecchie parole che evocano il mondo da cui provieni, il Dio che ti ha generato e che ti affida ora a me.
E’ dolce il riposo: non mi sentivo così da quando mio padre mi prendeva in braccio da bambina ed io scaricavo addosso a lui -le piccole braccia appese al suo collo- tutto il peso del mio amore e i vezzi che solo una bambina può concedersi. Così ricordo il riposo, come un momento di totale abbandono: gonfia e stordita dal sonno mi sentivo protetta; le mie gambe penzolavano nel vuoto.
Così torno a sentirmi oggi, protetta dal miracolo che porto dentro di me, dall’energia e dalla forza che sprigioni. C’è tempo ora di curare le mie ferite e riprendere fiato. Ora non sono più sola e non ho più paura.
Non devo più rapire la vita: solo camminare al tuo fianco.
Presentazione
Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.
Buona lettura.

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