di Lia C.
Il piccolo Giovanni, come accadeva ormai da diverse domeniche, quella mattina, aprendo gli occhi, si ritrovò immerso tra le lenzuola del letto del nonno. Il "lettone dei nonni", così infatti lo chiamava il piccolo Giovanni, gli era stato precluso fino alla morte della nonna. Più che morta, credeva che la nonna fosse partita; avesse cioè deciso per qualche motivo inspiegabile di andarsene per sempre.
La mamma infatti, appena accaduto il triste fatto l'aveva preso in braccio dicendogli affettuosamente: "Giovannino, nonna è andata in cielo."
"Ma torna?" aveva allora chiesto incalzante Giovannino."
"No tesoro”, aveva risposto la mamma, "Ma nonna Silvia adesso ti sta più vicina che mai, sta proprio qui, nel tuo cuoricino".
Il piccolo Giovanni era piuttosto confuso: come faceva la nonna a stare nello stesso tempo in cielo e nel suo "cuoricino"?volle tuttavia tentare l'impossibile e prese allora a picchiettarsi il petto,in corrispondenza del cuore, come a bussare: "nonna sei lì? ci sei?".
Ma ovviamente non ottenne risposta e così pensò che più che stare nel suo cuoricino la nonna fosse partita davvero, come quando si va in vacanza, e che avesse scelto come destinazione il cielo. D'altronde non poteva certo biasimarla: immaginò delle nuvole sofficissime e un piacere nel volare inesauribile.
Il nonno si alzava di solito molto presto, così quella domenica mattina il piccolo Giovanni al risveglio si ritrovò solo. La prima cosa che fece fu quella di prendere le sue due navi preferite: una nave pirata e una nave della flotta inglese. Orchestrò in pochissimo tempo proprio su quel lettone (le cui lenzuola si adattavano magicamente a rendere l'effetto di una tempesta marina) una grandiosa battaglia navale. Era arrivato allo scontro finale quand'ecco che sente nonno Emilio che lo chiama dalla cucina:"Giovannino sei sveglio?”
“Vieni a fare colazione?".
Il piccolo Giovanni un pò scocciato pensò di dover decidere in fretta chi far morire: il capitano inglese o il pirata? decise per il capitano inglese che tristemente venne risucchiato dalle lenzuola dopo essere stato colpito a morte dal pirata.
Arrivato in cucino come prima cosa, abbracciò il nonno amatissimo, poi si mise seduto a mangiare il suo pane e marmellata. Nonno Emilio per il piccolo Giovanni non significava solo braccia forti e sicure tra le quali addormentarsi e voce racconta-storie, ma era soprattutto un compagno di giochi. Nonno Emilio per suo nipote si era dovuto prestare alle più varie trasformazioni: era già stato infatti un cavaliere, un leone, un consigliere, il sole, una formica...perfino una principessa da salvare.
Giovanni pensava già al prossimo gioco da animare, in cui sicuramente avrebbe coinvolto il nonno, quando sentì dire proprio da lui:
"Giovannino, oggi il nonno deve andare a votare. tu verrai con me".
"Ma non giocheremo?" chiese preoccupato il bambino.
"No, oggi no.Ci faremo però una bella passeggiata fino alla scuola dove evo votare".
"VOTARE".
Parola che non aveva mai sentito pronunciare prima il piccolo Giovanni. Ma in quel momento la sua curiosità per il significato delle parole venne meno e al suo posto prese vigore un fastidio capriccioso; pensò a quante avventure avrebbe rinunciato per un "devo votare", per una cosa da grandi, inspiegabile.
Mentre si incamminavano verso la scuola il nonno e il nipote si tenevano per mano. Giovanni guardava la sua mano e quella del nonno, più grande, più scura e tracciata da vene che sembravano non contenergli il sangue.
"Nonno che vuol dire votare?" ecco che la curiosità riemerge.
Vico diceva che la curiosità è figlia di ignoranza e madre di scienza. Spesso però nel caso dei bambini quella che gli offrono i "grandi" non rimane fine a se stessa, nel senso che non rimane scienza. Le conoscenze appena apprese vengono subito trasformate dalla fantasia in immagini altrettanto fantasiose. Ed è proprio questo che accadde a Giovannino quando il nonno gli spiegò cosa significasse votare.
"Votare significa scegliere chi ti deve governare" disse il nonno al nipote.
"Che vuol dire governare"
"Governare significa decidere per tutti e in nome di tutti. Quello che governa è colui che decide le cose da fare affinché tutti siano felici."
"E perchè lo devono decidere le persone chi deve governare?" fu allora che il nonno si protrasse in lungaggini filosofiche e irrisolte. Cercò in tutti i modi di spiegare al nipote il principio della democrazia, il concetto di dirittto-dovere del voto, il limite del potere... Ma concetti come quelli non erano per Giovannino. I suoi occhi erano fatti per ben altro. Le storie di cavalieri e dragoni non erano di certo intrise dell'idea che il potere viene dal basso. I prìncipi nelle storie d'avventura erano già scelti, erano i migliori, e il popolo li amava. E se il regno era minacciato, solo il principe doveva vedersela con forze della magia nera o con i cattivi. Il popolo rimaneva a casa.
Giovannino guardò il nonno e pensò a quanto fosse strano il mondo dei grandi. Il bambino allora arrivò alla conclusione che quelli erano tempi difficili, e che per la prima volta nella storia dei secoli il popolo doveva scendere in campo e combattere per liberare il vero principe, che magari, aggiunse, era intrappolato in una torre altissima sorvegliata da un drago.
Il nonno entrò nella cabina per votare. Giovanni rimase fuori accanto ad una gentile signora che distribuiva delle schede e che, pensò Giovannino , profumava di rose. Allora il bambino credette che quella fosse la principessa e che si occupasse di distribuire l'armatura per la battaglia: "matita e fogli, strane armi!" penso Giovannino; "viviamo proprio in tempi difficili!"
Passarono pochi minuti e il piccolo Giovanni vide riapparire il nonno, poco prima scomparso al di là della cabina che, pensò il bambino, doveva essere sicuramente un portale magico.
Il nonno ringraziò la signora che profumava di rose, prese per mano il nipotino e si incamminò verso l'uscita.
Giovannino osservò a lungo il nonno e si meravigliò di non vedere neanche un segno della battaglia. Neanche uno strappo, o una piccola ferità. "dev'essere proprio un gran cavaliere, non l'ha colpito nemmeno un dardo infuocato" pensò il nipotino pieno d'orgoglio.
Presentazione
Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.
Buona lettura.

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