di Flavia L.
La conoscenza è l’atto primo ed assoluto di generosità che sia dato di compiere all’uomo. L’ uomo che non desidera conoscere è quello pago di se stesso, indifferente verso ciò che lo circonda, e dunque capace di superare ogni dolore. Il martirio della sofferenza è invece scelta di chi vuole capire a tutti i costi e conoscere l’intima condizione dell’essere umano. Tale conoscenza è affinamento delle proprie capacità percettive fino al punto da sgusciare il larvato non senso della vita, prenderlo fra le mani, tastarlo delicatamente e trovare il coraggio di chiamarlo per nome; è lei a consentirci di superare le apparenze e scavare con mani solidali la terra fangosa per trovare la sofferenza e volerla guarire.La conoscenza è sensibilità, è scelta di solidarietà, ma comporta un’esistenza mesta, rassegnata, vissuta in astinenza da quella droga che per l’uomo è la presunzione di poter essere veramente felice.
Il primo interrogativo che ogni uomo di conoscenza si pone e che da tempo incalcolabile lo incalza, è capire a cosa valga la sofferenza dell’uomo, se essa abbia o no una ragione di essere. Se qualcuno gli assicurasse che questo esercizio quotidiano chiamato dolore fosse mezzo per raggiungere qualcosa, magari uno stato di grazia, e che fosse per così dire ontologicamente corretto, allora l’uomo di conoscenza poserebbe al suolo le armi della ragione e si rimetterebbe alle scelte di qualcun altro supremamente più sciente di lui. Ma fino a quando non gli giunga questa riposta certa, egli si interroga sul destino degli uomini e si chiede chi debba essere a comandare. Se davvero non vi fosse un fine in questo mutare ciclico delle stagioni e nell’alternanza di vita e morte che scandisce le nostre esistenze, allora il centro focale di ogni cosa sarebbe da riconoscere nell’uomo e in quel breve soffio di vento, che è la sua vita. Ma se stesse nella vita la soluzione ad ogni domanda e il fine primo di ogni singolo respiro del cosmo, allora la sofferenza non sarebbe più un atto di fede, ma una pagliaccesca agonia da marionetta.
L’uomo di conoscenza non sa fornire risposte certe, e il dramma dell’incognita si acuisce non potendo trovare una soluzione definitiva all’altra grande questione su cui da tempo dibatte, ossia il senso della diversità umana, pur consapevole che rispondere a questo interrogativo equivarrebbe a trapelare il segreto della vita. Anela di comprendere quale sia il significato, quale il segno che porta in sé quella diversità che ci accomuna tutti dalla nascita, giacché, se fosse in grado di penetrare la domanda, come una lama, e possederne la risposta, avrebbe scoperto una chiave di lettura fondamentale per edificare una fede nuova, consapevole e ragionata. Sa che la diversità per l’uomo è canale di realizzazione e di soddisfacimento, ma sa altresì che in molti si tramuta in un dramma vissuto nella solitudine più meschina. Sa che la diversità è scelta ma è anche condanna inflitta dalla natura, che è ricchezza e al tempo stesso carenza e inadeguatezza, che è necessaria all’uomo quanto odiosa, perché, secondo uno schema ricorrente nella storia dell’umanità, c’è che fa di necessità virtù e chi invece soccombe al predatore.
Svelare questo mistero, giungere alla verità ed indossarla come una calzare donato dal dio che non si possa mai più sciogliere, condurrebbe l’uomo a compiere delle scelte epocali, ad insegnare al mondo il giusto modo di gestire la diversità e convivere con essa, oppure ad avanzare proposte al tempo d’oggi sconcertanti, come quella di non rassegnarsi più a vivere in un mondo perfettibile, ma cominciare a realizzare in terra un mondo di perfezione, ove gli uomini nascano tutti egualmente dotati e non si consenta più alla natura di elargire esecrabili privilegi.
Tutto questo è ancora lontano dalle possibilità che l’uomo di conoscenza, piccolo e gracile in un mondo tutto da decifrare, può vantare. Non potendo giungere ad una risposta, egli quieta il suo spirito impetuoso assetato di giustizia e fa della compassione il suo mestiere.
Presentazione
Incontri di anime che, indossando l'abito pret-a-porter dello schermidore letterario e incrociando le lame con dei leitmotiv prescelti, dispongono su un tavolo comune esperienze, spunti e traguardi, sotto l'egida del disimpegno. I susseguenti dibattiti, intuitivi e fugaci, non li riportiamo per mancanza di tempo e anche, invero, per quel rispetto sacro che si deve all'autore: caro navigatore anonimo, puoi dunque cogliere l'occasione per esplorare testi e tematiche in tutta verginità riflessiva e quiete. E, se le considerazioni altrui a un certo punto attizzassero in te, vivo, ma educato e controllato, il fuoco della partecipazione critica, rilassati: nessuno ti negherà il diritto a un'espressione liberamente civile su queste stesse pagine binarie.
Buona lettura.
Buona lettura.

Nessun commento:
Posta un commento